Fisco/ Siciliotti (Commercialisti) ad Affaritaliani.it: "Prima della riforma è necessario che Tremonti stringa ancora i cordoni della borsa"
![]() Claudio Siciliotti |
L'INTERVISTA
Domani parte il tavolo con il ministro Tremonti per la riforma del fisco. Quali saranno le vostre proposte?
"Tutto deve partire dalla spesa. E' veramente difficile immaginare in questo Paese l'auspicata riduzione del carico fiscale se prima non si mette mano a una spesa che va per forza ridotta nella sua entità e nelle sue caratteristiche settoriali. La riforma del fisco, se per questa intendiamo una riduzione della pressione fiscale così come viene annunciato, sarà ciò che succederà alla riduzione della spesa pubblica e non può essere il presupposto di questa".
Proprio sulla spesa pubblica e sui conti dello Stato lei ha scritto il libro Dare e avere. Quale consiglio dà a Tremonti che tiene già ben stretti i cordoni della borsa?
"Di stringerli di più. E di partire proprio dalla politica per dare quell'esempio morale sul quale poi si possono chiedere sacrifici. Per questo il cosiddetto taglio della politica è un fatto rilevante e significativo. E non parlo di tagli lineari: il problema non è quanto prendono i politici, ma di quanti politici prendono. Perché non c'è nulla di scandaloso in un politico che abbia una remunerazione significativa, ma ci sono esattamente tutte le persone che servono? Ecco perché è necessaria una serena riflessione sul numero dei parlamentari, dei consiglieri regionali, provinciali e comunali, sulle province... Solo dopo aver offerto questo esempio, la politica sarà nelle condizioni di chiedere".
Tornando alla riforma del fisco, oltre al taglio della spesa, che cosa c'è da fare?
"Una volta che siano state messe le mani alla spesa pubblica, sicuramente bisogna impostare l'impalcatura del nuovo sistema fiscale su alcune basi che si poggino sulla fiducia del contribuente. Proprio al congresso nazionale dei Dottori commercialisti di giovedì proporremo di elevare a norma di rango costituzionale lo Statuto del contribuente. E questo deve essere un pilastro della riforma: le regole devono essere uguali per tutti e devono essere inderogabili per tutti. Non può essere che per il contribuente le regole si applicano mentre molto spesso per l'amministrazione finanziaria si interpretano con una discrezionalità che è sempre a suo favore".
E l'evasione fiscale?
"Anche questo aspetto è fondamentale: bisogna lavorare molto sul recupero dell'evasione. Che si attui da un lato con una lotta senza quartiere ai paradisi fiscali e finanziari, perché non è possibile avere un'economia globale e regole locali, e dall'altro con un corretto utilizzo del redditometro. Non tanto con gli studi di settore che, sia pure importanti dal punto di vista indicativo, in qualche modo individuano solo in alcuni soggetti i potenziali evasori, sostanzialmente i piccoli e gli autonomi, mentre questo è un Paese in cui evade chi può, dove non ci sono soggetti con una moralità tale da tenersi al di fuori. Abbiamo fatto fare al Censis una ricerca su quello che gli italiani ritengono essere il fattore più critico nel rapporto fisco-contribuenti. Ebbene solo per il 22% degli intervistati il fattore critico è l'elevato peso del carico fiscale. Per il doppio, oltre il 44%, è l'evasione fiscale. Insomma, c'è una domanda di legalità. E' una dato confortante da considerare e da cui partire".
Passiamo al Federalismo fiscale. Secondo lei farà aumentare o diminuire burocrazia e peso delle imposte?
"Auspicabilmente, a regime, dovrebbero diminuire entrambe. Ho molti dubbi però che nella prima fase applicativa si ottengano tutti e due i risultati. Penso, anzi, che ci sarà un inasprimento della pressione fiscale e anche una sorta di babele tra Regioni che assumeranno regolamentazioni diverse. Il Federalismo fiscale è una grande sfida e si vince solo col consenso, facendone capire ai cittadini l'utilità e dando degli esempi concreti".
Basilea 3. Le Pmi sono molto preoccupate che le nuove regole renderanno ancora più difficile l'accesso al credito...
"E io penso che siano preoccupazioni fondate. Viene il dubbio che Basilea 1, 2 e 3 servano più a proteggere il sistema del credito da se stesso che a offrire un credito credibile alle piccole e medie imprese. Va a finire che i grandi hanno, ma il motore del Paese, ovvero le Pmi, sono in difficoltà. Un piccolo imprenditore non si sente mai domandare dalla banca 'che idea hai', ma solo 'che disponibilità hai', 'che muri hai', 'chi è disposto a firmare per te'. Non è questo il modo in cui si progredisce e si crea".



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