Finché c'è Noemi c'è speranza
Di Giuseppe Morello
Ogni tanto il dibattito pubblico si incaglia e a giornali e opinionisti non sembra vero di aver trovato un filone d’oro da spolpare fino alla nausea. Di succulento in questi giorni c’è il caso Noemi, perfetto per alimentare il dibattito con la scusa di occuparsi di alte questioni morali ma con la sapidità di nuovi dettagli e nuove scoperte: un po’ New York Times, un po’ Novella 2000.
A Repubblica si sono convinti che con questa vicenda sia possibile mettere in ginocchio il premier non capendo che il moralismo sessuale in Italia non ha mai scalfito il potere di nessuno: Berlusconi non è Clinton e il patto tra elettori ed eletti in Italia si regge su principi e valori molto diversi che negli Usa.
Intanto però la vicenda Noemi ci sta distogliendo da una serie di temi decisamente più interessanti. Entusiasmati dal gossip sulle frequentazioni del premier, in tanti si sono scordati che c’è una crisi economica in corso sulla quale non si discute mai abbastanza (di soluzioni: non di allarmi, che sono già troppi). Il Rapporto Istat disegna un’Italia preoccupata, con oltre il 6% delle famiglie che non arrivano a fine mese e alle prese con un fenomeno nuovo come la diffusa disoccupazione tra chi ha 35-54 anni, cioè tra chi è nell’età più produttiva.
Ed è paradossale che chi qualche mese fa accusava Berlusconi di sottovalutare la crisi e di usare sicurezza e terremoto come armi di “distrazione di massa”, oggi stia giocando (si spera inconsapevolmente) lo stesso gioco, facendo del caso Noemi un argomento per riempire paginate di giornali e vendere qualche copia in più, riducendo il resto ad argomento di secondo piano. Forse è il caso di rivedere qualcosa.



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