Finanziaria/ Al Senato presentati due emendamenti per introdurre correttivi e dar vita alla Banca del Sud
Finanziaria in dirittura d’arrivo: dopo il via libera di ieri ottenuto alla Camera senza voti contrari, ma dopo due “avvisi” da parte dell’opposizione che era riuscito a battere il governo su altrettanti emendamenti, gli occhi sono ora puntati sull’aula del Senato, dove il relatore Maurizio Saia (dettosi in mattinata soddisfatto dell’ipotesi di un taglio agli acconti Irap e Ires previsti nel decreto all’esame dell’odierno Cosiglio dei Ministri) ha depositato due emendamenti, mentre resta incerta la posizione di Mario Baldassarri, presidente della Commissione Finanze del Senato, che continua a proporre l’introduzione di una cedolare secca sugli affitti al 20% nonostante il parere contrario del governo.
Baldassarri ha peraltro introdotto dei correttivi alla proposta, legando la misura in base ai redditi così che l’esborso ridurrebbe il peso di mancate entrate da 2 miliardi di euro a 500 milioni. A favore dell’emendamento, di cui Confedilizia ha ribadito in un nota ufficiale l’obiettivo sociale (in quanto in grado di calmierare gli affitti), si è schierato il Pd, mossa che potrebbe portare ad un accordo che preveda il ritiro dell’emendamento stesso in cambio di un impegno del governo a intervenire.
Quanto ai due emendamenti del governo, il primo, ribattezzato “omnibus” in quanto contiene numerose proposte di cambiamento e novità, prevede fra l’altro 100 milioni di euro di stanziamenti a decorrere dal prossimo anno in materia di sicurezza e giustizia, somme equamente ripartite tra il ministero dell’Interno e quello della Giustizia. In questo caso l’attesa è rivolta alla relazione tecnica del ministero dell’Economia e finanze, che il viceministro Giuseppe Vegas ha anticipato dovrebbe giungere entro le prossime ore e nella quale verranno quantificate in modo preciso le singole misure.
Il secondo emendamento raccoglie invece le norme sull’istituzione della Banca del Sud, illustrate in mattinata dal ministro Giulio Tremonti. Rispetto alle bozze di quello che doveva essere il disegno di legge istitutivo circolate dopo il Consiglio dei Ministri che le aveva approvate lo scorso 15 ottobre, sono emerse alcune novità.
La più importante è quella relativa alla costituzione del Comitato promotore (composto al massimo di 15 membri) della Banca del Mezzogiorno Spa (questo il nome scelto per il nuovo istituto). Tremonti ha spiegato che le nomine saranno proposte solo dal ministro dell’Economia, senza intervento del ministro per lo Sviluppo economico (a cui invece nelle prime bozze era riconosciuta la possibilità di indicare “limitatamente a tre”nomine).
L’emendamento presentato oggi a Palazzo Madama prevede poi che i membri del comitato promotore, “istituito senza oneri per la finanza pubblica”, siano nominati “dal Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del ministro dell’Economia, anche in rappresentanza delle categorie economiche e sociali, di cui almeno cinque espressione di soggetti bancari e finanziari con sede legale in una delle regioni del mezzogiorno, almeno uno espressione dell’imprenditoria giovanile (disposizione inizialmente non prevista ma già inserita al termine del CdM del mese scorso) e uno di Poste Italiane Spa”.
Interessati a far parte del comitato sono fin d’ora anche Confapi, il cui presidente, Paolo Galassi, ricordava oggi come “il 65% delle piccole e medie imprese associate a Confapi vuole la Banca del Mezzogiorno” e si dichiarava pronto a “partecipare attivamente al progetto”, oltre a Legacoop, il cui numero uno, Giuliano Poletti, ha dichiarato stamane al termine dell’incontro con Tremonti “la nostra disponibilità e l’impegno a partecipare alla Banca del Mezzogiorno escono confermati dalla presentazione degli elementi essenziali del progetto, dalla definizione dei suoi obiettivi e dalle modalità di intervento proposte”.
Di un “tasso di adesione al 100%” anche da parte di Unioncamere, Cna, Confcommercio, Confindustria e Confesercenti aveva parlato lo stesso Tremonti stamane, sottolineando come ormai il progetto, che prevede tra l’altro l’introduzione di un’aliquota agevolata del 5% per impieghi nel Mezzogiorno, trovi il sostegno “di tutta l’imprenditoria privata italiana”.
Quanto ai tempi Tremonti si è detto fiducioso: se il testo all’esame del Senato verrà ratificato anche dalla Camera “dal primo gennaio c’è la legge. Poi bisognerà fare il comitato promotore, il progetto industriale e partire”. Certo, ha concluso il ministro, “prima è, meglio è, ma meglio di così non potevamo fare”.
Luca Spoldi



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