Finanziari nella bufera/ Crollo di UniCredit a Piazza Affari. Sarkò manda in tilt i bancari Ue
UNICREDIT, CONSOB AVVIA ACCERTAMENTI
La Consob ha avviato accertamenti sull'andamento del titolo Unicredit, protagonista oggi di un tonfo del 17,27% a Piazza Affari. In particolare, riferiscono fonti vicine alla commissione, l'autorita' intende verificare se ci siano state violazioni della disciplina sulle vendite allo scoperto introdotta nei mesi scorsi e ancora in vigore.

PROFONDO ROSSO PER I BANCARI E UNICREDIT CROLLA
Borse europee che ormai hanno del tutto accantonato ogni velleità di far partire un rally di inizio
anno come invece visto nella prima seduta del 2012: se mercoledì i risultati delle aste dei titoli di stato tedeschi e portoghesi, pure discreti, non avevano spento i timori relativi alla crisi del debito del vecchio continente, l’odierna asta degli Oat francesi pur facendo quasi il "pieno" in termini di volumi (7,963 miliardi, poco distante dal limite di 8 miliardi previsto) non convince quanto a tassi, col titolo scadenza 2021 che paga un rendimento lordo del 3,29% (in crescita rispetto al 3,18% pagato in dicembre) e quello scadenza 2031 che deve pagare il 3,97% (dal 3,94% precedente) per convincere gli investitori a sottoscrivere.
Immediate come detto le reazioni dei mercati azionari. Europa in rosso con Milano che ancora una volta si aggiudica la maglia nera con una flessione del 3,65%. A Piazza Affari bancari in profondo rosso con Unicredit che ha fatto segnare una ulteriore flessione del 17,27% e in meno di due sedute dimezza distanza delle quotazioni correnti dal prezzo di sottoscrizione del prossimo aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro in programma dal 9 al 27 gennaio a 1,943 euro per azione(nel rapporto di opzione di 2 azioni ordinarie di nuova emissione per ogni azione ordinaria e/o di risparmio posseduta).
Con questa operazione in neppure quattro anni l’istituto di Piazza Cordusio è arrivato a chiedere al mercato 19,5 miliardi di euro tra aumenti di capitale (4 miliardi nel 2009, altrettanti nel 2010, 7,5 miliardi a inizio 2011) e mancata distribuzione di dividendi (per altri 4 miliardi nel 2009) ma come altre banche italiane resta "tossico" per gli investitori non solo per i rischi legati all’andamento del business a fronte di uno scenario recessivo europeo che il dato odierno sull’andamento degli ordini industriali (in calo dello 0,5% in Eurolandia in ottobre al netto del comparto navale, ferroviario e aerospaziale) conferma essere ormai recessivo, ma anche (o soprattutto) a causa della percepita maggiore esposizione al "rischio-Btp".
Un rischio che il permanere del decennale a livelli di rendimento insostenibili a medio termine
(anche oggi il titolo guida si è collocato al 7,1% di rendimento nonostante gli acquisti della Bce e l’abbondanza di liquidità, che però si riversa solo sui titoli a breve termine) accentua ulteriormente e che rende evidente la necessità per le banche di procedere a ulteriori ricapitalizzazioni a causa della metodologia scelta dall’Eba al momento dell’effettuazione del nuovo stress test di fine anno. Una metodologia che a giudizio di molti analisti e gestori ha penalizzato particolarmente le banche italiane, che così hanno chiuso a Piazza Affari: Bpm (-10,74%), Banco Popolare (-10,27%), Ubi (-8,90%), Mps
(-8,55%), Intesa Sanpaolo
(che pure non dovrebbe avere ulteriori necessità di mezzi freschi) (-7,33%), Mediobanca (-6,29%) e Bper
(-5,98%). Pesante, nel risparmio gestito, Mediolanum (-6,64%).
Luca Spoldi


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