Finanza/ Scaroni: da Eni proposte di riforma per corporate governance
Eni ha messo a punto alcune proposte di riforma del sistema di corporate governance italiano che saranno presentate prossimamente affinche' vengano dibattute. Lo ha detto l'a.d. della societa', Paolo Scaroni, intervenendo oggi all'incontro annuale della Consob con il mercato finanziario. Scaroni e' intervenuto in qualita' di vice presidente del London Stock Exchange e di rappresentante del gruppo con maggiore capitalizzazione sulla Borsa italiana. "Il tema della corporate governance in Eni e' considerato importante - ha detto Scaroni - e abbiamo voluto mettere a punto alcune proposte basate sulle 'best practice' europee calate nella realta' italiana. Le presenteremo per il pubblico dibattito su una corporate governance a misura italiana".
Secondo Scaroni "il sistema di governance italiana ha molti pregi e qualche difetto, che viene dal peccato originale di aver pescato dal sistema anglosassone concepito per le public company, che da noi non ci sono o quasi". Le implicazioni ci sono sul sistema di controllo "con la sovrapposizione di diversi organi senza coordinamento, come tra l'Audit committee e il collegio sindacale, che hanno funzioni simili. Il sistema funziona ma e' come un cammello rispetto a un cavallo, ossia ha qualche gobba in piu' del necessario"; nel mirino anche la gestione strategica, in particolare per il ruolo del consiglio di amministrazione "che ha importanza sostanziale e non dovrebbe abdicare alle proprie funzioni".Pur non anticipando le proposte che saranno avanzate nelle prossime settimane, Scaroni ha indicato dei temi su cui si e' soffermata la riflessione del gruppo. Il primo e' quello della "razionalizzazione del sistema di controllo" dal momento che un sistema "ridondante" finisce per ridurre la competitivita'. Il secondo tema e' quello di rafforzare "il contributo strategico del consiglio di amministrazione".
"Abbiamo pensato - ha sottolineato l'amministratore delegato di Eni - di rivedere i requisiti richiesti agli amministratori" per assicurare la rappresentanza di persone di provenienza differente. Infine il terzo tema e' quello di "assicurare la continuita' della governance" dal momento che l'Italia e' "l'unico paese in cui di solito il consiglio di amministrazione cade tutto insieme". L'idea e' quella di introdurre "la prassi di differenziare la scadenza dei consiglieri" in modo da mantenere "consiglio e comitati sempre in piena operativita'". L'idea di ripensare i requisiti per gli amministratori nasce, in particolare, dal fatto che "nei cda italiani ci sono pochi manager abituati alle complessita' del governo di grandi organizzazioni aziendali e molti liberi professionisti che nella vita svolgono un'attivita' diversa", ha sottolineato Scaroni. "Ci sembra poi importante - ha detto ancora nel suo intervento - assicurare la rappresentanza di persone con vari punti di vista perche' pensiamo che raccogliere figure con esperienze ed eta' diverse, uomini e donne italiani e non italiani, rafforzi il contributo strategico che viene dal consiglio di amministrazione".



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