Decoupling/ La stella Cindia brilla, perché non ha concorrenti
In questa prospettiva, il rilancio della crescita e competitività internazionale dell’economia dell’Italia dipenderà fortemente dalla capacità di presenza delle imprese e dell’insieme del sistema produttivo italiano in queste nuove aree e mercati di consumo a forte crescita
Sono queste, in estrema sintesi, le principali indicazioni che emergono dal XIII Rapporto del Laboratorio di Economia Politica Internazionale dell’Istituto Affari Internazionali (Global Outlook IAI 2009) che è stato presentato il 18 novembre a Roma e che analizza le grandi tendenze geo-economiche a livello internazionale e le politiche economiche dell’Italia, con un approccio disaggregato; ovvero partendo da aree-paesi e/o temi, per ricostruire, attraverso questi casi studio, le evoluzioni di imprese-mercati e le esigenze di strumenti-politiche d’intervento.
I nuovi mercati di consumo
A livello mondiale la spesa per consumi è stata tradizionalmente concentrata nell’area occidentale più avanzata, tanto che i paesi G7 alla metà del decennio in corso coprivano intorno al 45% del mercato globale, pur comprendendo appena il 10% della popolazione. Come risultato della futura accelerata crescita delle aree emergenti, la composizione della domanda mondiale di consumo tenderà a modificarsi nel prossimo decennio e la quota sui consumi mondiali delle economie emergenti più sviluppate (Cina e India in primo luogo) è destinata a crescere significativamente, fino ad arrivare a eguagliare prima e superare poi il peso dei paesi oggi più sviluppati.
Il quadro delle aree emergenti è comunque assai complesso e risulta sempre più difficile, come la ricerca dello IAI ha messo in risalto, svolgere un discorso univoco in merito: in Asia, Cina e India si confermano determinanti per il mantenimento di elevati tassi di crescita a livello di area. Ciononostante per un’economia come quella cinese, basata su un modello di specializzazione produttiva di tipo export-oriented, il vero rischio è rappresentato dall’impossibilità di compensare la contrazione delle esportazioni con la domanda interna; la Russia, la cui crescita risulta fortemente condizionata dall’andamento dei prezzi delle materie prime, ha pesantemente risentito dell’andamento dell’economia globale, con una forte contrazione anche del livello di vita dei cittadini russi; l’America Latina si rivela infine una realtà nella quale, accanto a paesi virtuosi come il Brasile, che si dimostrano capaci di portare avanti nonostante la crisi un programma di riforme credibile, ve ne sono altri (Argentina, Venezuela) che non riescono a superare gli squilibri che li caratterizzano e che proprio a causa della crisi sperimentano un aggravamento delle loro distorsioni.
La presenza italiana nelle aree emergenti
Un’implicazione significativa per le imprese e il sistema produttivo italiano che deriva dalle tendenze sopra ricordate è che l’export e, più in generale, i processi di internazionalizzazione verso le nuove aree e paesi emergenti assumeranno un ruolo di primaria importanza ai fini della nostra capacità di competere nel nuovo sistema multipolare.
Se si guarda alla collocazione della nostra economia nel sistema globale, la presenza italiana risulta ancora molto incentrata sulle aree più vicine, quali l’Europa occidentale e orientale, e poco presente nelle aree emergenti più dinamiche e a maggiore crescita, in particolare l’area asiatica. Verso l’Europa centro orientale, com’è noto, si sono orientate molte iniziative di delocalizzazione produttiva delle imprese italiane, mentre l’Europa occidentale continua a rappresentare un riferimento fondamentale per le iniziative sull’estero di molte imprese del comparto tradizionale dei beni di consumo. In crescita negli ultimi anni è la proiezione verso l’Asia del Pacifico, anche se comparativamente ad altre economie occidentali la presenza italiana rimane nel complesso modesta, mentre si è significativamente ridimensionata la presenza delle imprese italiane in America Latina.
Negli anni più recenti il livello di internazionalizzazione produttiva complessiva dell’economia italiana è cresciuto in misura significativa, ma la presenza internazionale delle imprese italiane nelle nuove aree e paesi emergenti appare ancora modesta, soprattutto a confronto con quelle dei maggiori partner dell’Italia. È una distanza che è necessario colmare, ed è bene cominciare a farlo da subito.



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