Decoupling/ La stella Cindia brilla, perché non ha concorrenti
Di Paolo Guerrieri*
La ricomposizione della domanda globale
La ripresa che si va profilando a livello internazionale è destinata a consolidarsi anche se i suoi ritmi saranno molto contenuti, almeno in tutta l’area avanzata. Ma al di là dei dati contingenti e dei recenti segnali di ripresa dell’economia mondiale, sono gli effetti strutturali della crisi a suscitare maggiore interesse. A fronte di un consolidamento della ripresa economica in corso e dello scampato pericolo di una drammatica fase di depressione stile anni ’30, il gruppo delle economie più avanzate (Stati Uniti, Europa e Giappone) dovrà fronteggiare nei prossimi anni un periodo di crescita molto lenta (compresa tra 1,6 e 1,9 per cento), in attesa che famiglie, imprese e intermediari finanziari procedano a riaggiustare i loro bilanci, dissestati da anni di facili e insostenibili indebitamenti.
Le aree emergenti, colpite anch’esse e in modo pesante dalla crisi, potranno fare meglio e riuscire a crescere mediamente nei prossimi anni a ritmi circa tre volte più elevati (intorno al 6%), pur con forti differenze tra i singoli paesi come riflesso di strutture e condizioni di base assai diverse.
Le conseguenze saranno rilevanti per i futuri assetti dell’economia globale. Vanno sottolineati, in particolare, i radicali mutamenti che subirà la composizione della domanda mondiale, in conseguenza dello sviluppo e consolidamento di nuovi mercati di consumo in paesi emergenti, quali la Cina, l’India, il Brasile e altri ancora. Gli scenari del dopo crisi tenderanno così ad accelerare l’affermazione di una economia globale multipolare come si è andata configurando a partire dai primi anni del nuovo secolo.



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