American dream, c'era una volta la via finanziaria
di Marco Onado*
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"La finanza è diventata sempre più grande, sempre più opaca, sempre più incontrollata. Anziché essere dispensatrice di benessere per tutti, è stata colta da una sorta di ambizione luciferina che l’ha portata a mostrare il suo volto peggiore. La teoria economica dominante si è arroccata attorno all’ipotesi che il sistema finanziario fosse intrinsecamente efficiente e che potesse trovare autonomamente regole adeguate. E che il mercato, nella sua infinita saggezza ed efficienza, potesse determinare il livello ottimale di capitale necessario a garantire la stabilità delle banche. Ma mi faccia il piacere, avrebbe detto Totò.
Il problema non sono le regole abolite, ma quelle che non sono mai state scritte. Non si tratta di scegliere tra Stato e mercato. Si tratta di avere più Stato per scrivere le regole necessarie a far funzionare i mercati finanziari in modo efficiente, così che non assumano più le orride sembianze di Mr. Hyde".
LA VIA FINANZIARIA ALL’AMERICAN DREAM
Tutte le crisi seguono percorsi simili, anche se – come le famiglie infelici di Tolstoi – ciascuna ha la sua specificità. Vedremo che negli ultimi venti anni il credito è cresciuto ad un ritmo mai conosciuto in passato fino a perdere ogni riferimento alla realtà produttiva sottostante. La causa ultima va ricercata nella politica monetaria della banca centrale americana, (la Federal Reserve System, Fed per gli amici) che ha creato moneta con straordinaria generosità, sotto la regia del suo presidente di allora Alan Greenspan. Il credito non era mai stato così abbondante e i tassi di interesse non erano mai stati così bassi.



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