Finanza, ecco le nuove regole
I PUNTI CRITICI
Ovviamente, la struttura proposta dal rapporto Larosière è un compromesso fra 1) paesi, quali la Gran Bretagna, che non vogliono rinunciare a esercitare un controllo sui propri organismi di supervisione e paesi che vorrebbe una struttura più accentrata; 2) Trattati dell’Unione, che si sono dimostrati estremamente difficili da emendare; 3) sistemi di vigilanza nei paesi europei che negli ultimi anni sono diventati ancora più eterogenei.
Nonostante queste attenuanti, è innegabile che le soluzioni proposte presentino almeno due importanti inconvenienti. In primo luogo, la struttura proposta appare estremamente complessa con un grande numero di organi coinvolti (oltre 70), senza un vero ente di coordinamento. L’esperienza statunitense in materia dovrebbe insegnarci a diffidare di strutture troppo complicate, dove le responsabilità delle diverse autorità non sono chiare. In secondo luogo, non è evidente se sia corretto e necessario distinguere fra vigilanza macro e micro prudenziale. Le forti interrelazioni fra i due momenti difficilmente potranno essere colmate da uno scambio di informazioni per quanto estensivo e cooperativo. A questo proposito l’esperienza inglese dove, di fatto, alla Bank of England è stata affidata la vigilanza macro prudenziale e al Financial Services Authority (Fsa) la vigilanza micro prudenziale, non appare certo incoraggiante. La crisi finanziaria ha d’altra parte mostrato come nessun sistema di vigilanza in nessun paese è stato in grado di preservare il proprio sistema bancario e finanziario; che il ruolo delle banche centrali è stato molto importante, almeno in una prima fase quando si è trattato di fornire liquidità al sistema; che gli stati nazionali sono risultati determinati per preservare la stabilità se non l’esistenza degli intermediari.
Fintanto che il “governo” europeo non avrà i mezzi per affrontare le crisi finanziarie e non vorrà assegnare alla Bce un ruolo di maggiore responsabilità (perché il ruolo di vigilanza micro prudenziale urterebbe con quello di responsabile della politica monetaria; perché sarebbe più soggetta a pressioni politiche, perché è un obiettivo troppo complesso che necessita di competenze di cui non dispone; perché i trattati non lo prevedono) è forse più giusto concentrare le proprie energie per plasmare una miglioreregolamentazione che superi vecchi steccati quali quelli della sussidiarietà o della regolamentazione minima. In fondo lasciare la supervisione a livello nazionale avendo una buona regolamentazione comunitaria non sarebbe un disastro, tenuto conto che né da un punto di vista teorico né da un punto di vista empirico alcun modello sembra presentare una decisa “superiorità”, e soprattutto in molti altri settori quali quelli dell’ordine pubblico l’enforcement è affidato alle singole magistrature e polizie nazionali.
da lavoce.info



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