Sui mercati torna la bomba dei derivati. Rischiamo una nuova crisi finanziaria
La crisi 2008-2009 ha insegnato qualcosa a banche e intermediari finanziari? A guardare i dati diffusi dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri) nel suo ultimo rapporto trimestrale non si direbbe: alla fine del giugno 2011 il valore nozionale complessivo dei derivati "Otc", ossia "over the counter" (scambiati su mercati non regolamentati) ha raggiunto la somma stratosferica di 708 triliardi (ossia migliaia di miliardi) di dollari, in crescita del 18% rispetto ai livelli calcolati a fine dicembre 2010, superando ampiamente il record toccato a giugno 2008, poco prima che il collasso di Bear Stearns e Lehman Brothers (e il quasi collasso di AIG), legato appunto ad una eccessiva "intossicazione" da derivati, scatenasse la peggiore crisi finanziaria mai vista dall'inizio degli anni Trenta del secolo scorso.
Per avere un metro di paragone, nell'intero 2010 i paesi del G7 assieme a quelli del Bric (Brasile, Russia, India e Cina) hanno rinnovato complessivamente 7,4 triliardi di titoli di stato, destinati quest'anno a salire a 7,6 triliardi. Si dirà: i derivati sono strumenti finanziari e come tali di per sé non sono né un bene né un male, dipende da che utilizzo se ne fa. Corretto, ma proprio per questo la statistica della Bri è impressionante: la crescita è infatti stata determinata quasi esclusivamente dall'incremento dei derivati accesi sul rischio dei tassi di interesse (che da soli valgono 554 triliardi di dollari, ossia il 78% del totale) e quasi tutti i contratti sono su scadenze estremamente ridotte (quelli con scadenza oltre i 5 anni sono calati del 6%, attorno a 130 triliardi, mentre quelli con scadenza inferiore a un anno sono cresciuti del 30% a 247 triliardi).
Insomma, banche e intermediari di tutto il mondo restano col dito sul grilletto pronti a scatenare l'apocalisse se qualcosa andasse storto, magari dalle parti di Eurolandia. Nel frattempo chi sa fare bene il proprio mestiere con questi strumenti fa utili da favola per la gioia dei banchieri d'affari che così si assicurano nuovi bonus multimilionari: secondo l'Office of the Comptroller of the Currency (Occ), equivalente statunitense dell'Ufficio italiano cambi (Uic), nel solo terzo trimestre del 2011 le banche Usa hanno infatti registrato 13, 1 miliardi di dollari di utili con un aumento del 78% rispetto al trimestre precedente, a fronte di poco meno di 250 triliardi di derivati creati dalle stesse banche anche in questo caso in gran parte (l'87%) sui tassi di interesse.


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