Immobiliare/ I soci di Fimit nicchiano, ma gli analisti continuano a credere nella fusione con Pirelli Re
Pirelli Re piatta (+0,09% contro il +1,37% dell’indice Ftse Mib) a Piazza Affari, con la controllante Pirelli & C. in calo dell'1,26%; su entrambi i titoli pesano le indiscrezioni di stampa che mettono in forse la fusione dell’immobiliare di casa Pirelli con la Fimit, che sarebbe interessato solo alla Sgr del gruppo.
L’immobiliare presieduta da Paolo Crescimbeni e dove Massimo Caputi, ex amministatore di Sviluppo Italia (e di numerose altre società come Mps Asset Management, Acea, Marzotto e Grandi Stazioni), è amministratore delegato e che vede tra i suoi soci enti previdenziali come Inpdap (30,72%), Enpals (19%), Enasarco (10%) e Inarcassa (5%), sarebbe infatti interessata solo alla Sgr del gruppo Pirelli, nonostante l’interesse che le principali banche italiane, e segnatamente Intesa Sanpaolo, avrebbero avuto in una fusione “a tutto tondo” in grado di far nascere il primo gruppo immobiliare italiano con un portafoglio da 11 miliardi di euro.
Ma poiché la storia di Fimit, come quella del gruppo Pirelli, si è fin dall’inizio incrociata con quella dei principali attori bancari italiani e viceversa (Fimit nacque nel gruppo Mediocradito, poi confluita in Banca di Rom/Capitalia in epoca ante fusione con UniCredit; Profumo cedette poi il 51,55% di Fimit Sgr per circa 55 milioni di euro in occasione dell’ingresso nell’azionariato di Lehman Brothers Re col fondo LBREP III, tuttora socio al 18%, Inarcasse e della salita dal 2% al 26% della Ifim dello stesso Caputi), non è detto che la fusione e il conseguente spin off di Pirelli Re non si trovi il modo di farlo ugualmente.
Caputi, uomo il cui nome è stato più volte associato a quello del costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone, è considerato “l’uomo d’ordine” del sistema bancario italiano per quanto riguarda il delicato settore del mattone che di recente (vedasi il caso Risanamento ma non solo) ha dato tanti dispiaceri alle banche tricolori. Per questo quando si erano diffuse le prime voci, poi confermate, di una trattativa tra i due gruppi la stampa aveva dato la cosa per fatta.
Marco Tronchetti Provera del resto oltre ai consigli del banchiere d’affari (ex Mediobanca) Gerardo Bragiotti sembrava potersi giovare del “via libera” sia di Corrado Passera (Intesa Sanpaolo), sia di Cesare Geronzi (ex numero uno di Capitalia ora presidente di Mediobanca). Del resto sempre Fimit aveva già sistemato un’altra partita delicata, quella relativa a 15 immobili del gruppo Fondiaria-Sai dei Ligresti, confluiti nel fondo Rho dietro una valutazione di 290 milioni di euro (che ha garantito a Ligresti una plusvalenza di 118 milioni rispetto ai valori di libro).
Una valutazione “generosa” di Pirelli Re e del suo portafoglio immobiliare avrebbe dunque permesso all’ex genero di Leopoldo Pirelli di sganciarsi in modo “soft” da un business divenuto sempre più ingombrante e tornare a fare l’industriale “puro”, mettendo al tempo stesso le banche al riparo da sgradite sorprese. Per questo non è detto che, nonostante i timori che avrebbero espresso al riguardo proprio gli istituti di previdenza soci (i cui interessi sono evidentemente rivolti alla salvaguardia della redditività a lungo termine dei propri investimenti e pertanto dei propri iscritti), non si trovi un accordo in grado di fare tutti contenti.
Intanto gli analisti finanziari continuano nella loro opera di “supporter” e così se da Banca Akros viene una conferma del “buy” (acquistare) sul titolo Pirelli & C., dai colleghi di Kepler il precedente giudizio di “reduce” (ridurre) viene trasformato in un meno negativo “hold” (mantenere). Giudizi che possono rappresentare vuoi la convinzione degli addetti ai lavori che una “utile intesa” alla fine verrà trovata, vuoi dei “messaggi di fumo” mandati ai recalcitranti soci di Fimit quasi a dire: potete fidarvi.
La sensazione è che non ci vorrà molto a capire se la Bicocca dovrà cercare altre alternative per scorporare l’immobiliare o se il pressing delle banche e di Caputi avrà successo.



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