Fiat/ Ultima chiamata per Pomigliano. La Fiom non cede
Salvo ulteriori rinvii, oggi 15mila famigle campane (5mila dipendenti e 10mila lavoratori dell'indotto) conosceranno il loro futuro lavorativo. E' fissato per oggi pomeriggio l'incontro decisivo tra Fiat e sindacati per tentare di concludere la trattativa sul piano 'Futura Panda a Pomigliano', il progetto di rilancio della fabbrica per evitare il rischio che la produzione dell'utilitaria sia trasferita all'estero.
E se Fim-Cisl, Uilm e Fismic sono favorevoli a trovare un'intesa, anche se con alcune modifiche alla proposta aziendale, la Fiom-Cgil non molla. In particolare il sindacato dice no "alla pretesa di Fiat (espressa con chiarezza nel Documento proposto dall'Azienda) di condizionare la vertenza di Pomigliano con richieste inaccettabili di deroghe al Contratto nazionale, alle leggi dello Stato e di violazione della stessa Costituzione in materia di diritto di sciopero''. ''Queste posizioni della Fiat - prosegue la Fiom - non hanno niente a che vedere con le esigenze industriali di produttivita' e di utilizzo degli impianti, su cui riconfermiamo la nostra disponibilita' al negoziato, ma sono rivolte a colpire i diritti fondamentali delle lavoratrici e dei lavoratori, compreso quello di contrattare collettivamente le condizioni di lavoro''. ''Il Coordinamento Fiom del Gruppo considera inaccettabile e da contrastare la volonta' della Fiat di derogare il Contratto nazionale e le leggi dello Stato, perche' cio' determinerebbe l'affermazione di una gestione unilaterale e di un comando dell'impresa sulle condizioni di lavoro, modificando in peggio tutti gli accordi esistenti nel Gruppo - conclude il sindacato -. E' pertanto necessario coinvolgere, con Assemblee, tutti i lavoratori e le lavoratici del Gruppo''.
Per oggi, quindi, si profila una non-stop nel tentativo di raggiungere un accordo. L'incontro inizierà alle 15 nella sede di Confindustria, dopo la riunione della mattina al ministero dello Sviluppo economico sulle prospettive dello stabilimento siciliano di Termini Imerese, questione che soprattutto per la Fiom è strettamente legata al negoziato su Pomigliano.
"Oggi è una giornata importante: spero in un'intesa al più presto possibile" ha detto Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat e Chrysler, parlando oggi a Venezia con i giornalisti della vertenza sullo stabilimento campano. "Io -ha detto Marchionne- la macchina la devo far partire".
In assenza di un accordo con i sindacati lo stabilimento di Pomigliano del gruppo Fiat è destinato a chiudere ha spiegato ancora Marchionne. L'ad di Fiat ha detto che i tempi per raggiungere un accordo "sono molto stretti" e alla domanda su dove andrà a produrre in caso di chiusura di Pomigliano ha risposto: "In Serbia o in Polonia". Poi ha aggiunto: "Ha mai visto un costruttore che ha trasferito la produzione da un impianto dell'est europeo?"
Sulla fabbrica in provincia di Napoli il Lingotto è pronto a investire 700 milioni per la ristrutturazione, iniziando così a produrre la nuova Panda dalla metà del 2011. Un investimento condizionato però a un'intesa con i sindacati sull'organizzazione del lavoro, con la richiesta di maggiore flessibilità. Altrimenti, secondo l'amministratore delegato Sergio Marchionne, c'è il pericolo che l'auto sia prodotta in un altro Paese.
Per i sindacati, in particolare, i punti più delicati del documento proposto dalla Fiat riguardano le sanzioni sulle malattie ritenute ingiustificate e le sanzioni alle organizzazioni sindacali, nel caso in cui non rispettino gli accordi. Il timore è che, con un'intesa del genere su Pomigliano, si vogliano in qualche modo rifondare i rapporti tra azienda e lavoratori nell'intero gruppo, e che in tempi di crisi diritti e tutele conquistati negli anni possano essere accantonati.



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