Opel/ Fiat: "Con noi meno di 10mila esuberi". Germania, tifo per l'ex Marchionne-boy
| Il commento/ Germania, tutto un Magna Magna. Di Giuseppe Morello Fiat-Opel/ General Motors ad Affari: "Decideremo entro fine maggio" Fiat/ Intesa, Unicredit e Goldman scelti come "global coordinator" Fiat/ Marchionne presenta l'offerta. Il governo tedesco ad Affari: "Su Opel deciderà General Motors" Doccia fredda per Fiat. Sergio Marchionne ha detto che sulla trattativa per l'acquisto di Opel il Lingotto 'ha più del 50% di possibilità". Ma una fonte del ministero dell'Economia tedesco, che ha voluto restare anonima, ha commentato in modo secco ad Affari: "In questa vicenda il governo federale tedesco non ha alcun favorito. Nessuna preferenza sulle offerte presentate per Opel". |
La battaglia per Opel assume sempre più i contorni di uno scontro tra manager, non solo in termini di stili di gestione (con la stampa tedesca schierata in blocco contro l'ipotesi Fiat per i pesanti tagli produttivi e all'occupazione che Marchionne potrebbe varare), quanto a livello personale.
Se nelle ultime ore pare essersi aggiunta, alle offerte di Fiat, Magna e della compagnia di private equity RHJ International, una manifestazione d'interesse da parte di un produttore cinese, lo sfidante per cui tutti in Germania continuano a fare più o meno apertamente il tifo resta il gruppo austro-canadese guidato da Herbert Demel.
Demel e Marchionne si conoscono bene, visto che il numero uno del gruppo Fiat prese il posto dell'allora amministratore delegato di Fiat Auto nel 2005, dopo aver concentrato solo un anno prima nelle mani del manager austriaco (chiamato in Fiat dal suo predecessore al Giuseppe Morchio nel 2003) tutti i poteri "forti" con la doppia nomina ad amministratore delegato e direttore generale (oltre che, ad interim, responsabile del brand Fiat).
Dopo quell'episodio il manager viennese, un passato in Bosch, Audi e Volskwagen, non senza qualche altro "scontro ai vertici" (quello con Ferdinand Piech gli costò "l'esilio" in Brasile, a capo della consociata locale di Volskwagen), è rientrato in Magna, la stessa società che aveva lasciato 18 mesi prima per accettare l'offerta torinese e che oggi appare intenzionata a sbarrare il passo al Lingotto.
A guardare i risultati ottenuti dai due in Fiat non dovrebbero esservi dubbi su chi possa avere le credenziali migliori per risanare un gruppo in forte difficoltà come Opel, ma le elezioni politiche in Germania sono in arrivo a settembre e la politica non stupisce dunque che già ad aprile lo sfidante di Angela Merkel, il socialdemocratico Frank-Walter Steinmeier, abbia provato a giocare la carta della difesa degli "interessi nazionali" dichiarando, in anticipo persino alla formalizzazione delle varie proposte, posizione poi ribadita anche oggi, che "Magna è un'opzione più seria della Fiat".
A Steimeier, dopo un vertice in cancelleria sul futuro della casa tedesca, si sono unite le regioni tedesche interessate. Roland Koch, il premier dell'Assia, ha sostenuto che l'offerta del gruppo austriaco-canadese Magna e' la piu' attraente, mentre quella della Fiat ha deluso le attese. E Kurt Beck, il governatore della Renania-Palatinato, il lander dove ha sede l'impianto di Kaiserslautern, nel quale la casa automobilistica tedesca produce i motori ha sottolineato che "il piano per Opel di Magna prevede 10mila esuberi, 2.500 dei quali in Germania, mentre Fiat avrebbe intenzione di tagliare 12mila posti, con maggiori ripercussioni sui lavoratori tedeschi. Pro Lingotto, invece, Juergen Ruettgers il governatore del Nord Reno-Vestfalia, il lander che ospita l'impianto Opel di Bochum secondo cui "l'offerta di Magna per Opel è inaccettabile, dati i 10mila posti di lavori in meno previsti" e Rainer, Einenekel, il leader sindacale di quella fabbrica.



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