Fiat/ Una partita politica
Di Antonio Galdo - da www.nonsprecare.it
Più che una lotteria, come dice Sergio Marchionne, è una partita a poker giocata sul tavolo della politica. L’assegnazione di Opel, ieri rinviata dal governo di Berlino che prende tempo e intanto alza il prezzo, sembra un duello tra l’italiana Fiat e il fornitore austro-russo-canadese Magna, dietro il quale in un vorticoso gioco di scatole e di paraventi si affacciano le mura del Cremlino. In realtà, i giocatori che danno le carte sono i governi di Washington, Berlino e Mosca, a conferma del fatto che nel capitalismo del dopo crisi salirà il peso degli Stati a scapito del mercato e dei suoi tabù.
I politici tedeschi sono trasversalmente divisi e nelle loro decisioni sono tutti condizionati dalle incertissime elezioni politiche previste per il prossimo 27 settembre. Da un lato pesano le pressioni di Obama (il vero sponsor della Fiat) e l’obiettivo di non irritare gli americani; dall’altro versante contano il gas di Vladimir Putin e la sua rete di alleanze, specie nei circoli socialdemocratici, anche grazie al fatto che l’ex cancelliere Gerhard Schroeder nella sua nuova vita altro non è che un consulente di lusso del governo di Mosca. Quanto alle elezioni, trascinare la partita fino al voto significherebbe anche fare un regalo ai sindacati tedeschi che, in caso di vittoria della Spd, potrebbero tornare alla carica con un’ipotesi di nazionalizzazione della Opel.
La Fiat ha bisogno della Opel. Non tanto per quei cinque miliardi di risparmi realizzati attraverso le sinergie con la casa automobilistica tedesca, ma per il fatto che una fusione Fiat-Chrysler-Opel farebbe nascere il secondo gruppo mondiale con 6,4 milioni di auto prodotte, alle spalle della Toyota saldamente in testa con 8,7 milioni di vetture. I connotati di Super Fiat, una volta chiusa la triangolazione, sarebbero del tutto diversi rispetto all’attuale consistenza del Lingotto che non ha i volumi necessari per reggere la concorrenza sul mercato globale. E cambierebbe anche il suo azionariato di controllo, con la nascita di un’inedita forma di public company nella quale partecipano il governo americano e i sindacati dei lavoratori. Questa è la scommessa di Fiat che, pur non avendo i problemi finanziari degli ex colossi di Detroit, ha bisogno come il pane dei generosi finanziamenti pubblici, americani e tedeschi, per il suo definitivo rilancio.



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