Quattroruote/ Fiat, Marchionne: "Otto mld in due anni. Stop della produzione a Termini Imerese"
La reazione dei sindacati. "Il cuore del problema è Termini Imerese, bisogna sciogliere il nodo perché se si perde un centro produttivo nel Mezzogiorno difficilmente lo si potrà sostituire" ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che ha portato sul tavolo anche il problema dell'indotto "perché - ha rilevato - si è molto ristretta quest'area di produzione e in questo senso l'integrazione americana può determinare criticità". Un tavolo di confronto per trovare soluzioni immediate è la proposta avanzata dal leader della Cisl, Raffaele Bonanni. "Il vero problema rimane Termini Imerese, anche se ci sono due anni prima della fine della produzione dobbiamo agire immediatamente", avverte, esortando tutti "a muoversi perché si salvi quella realtà industriale, senza velleità ma anche senza facilonerie".
"Siamo molto amareggiati per la decisione della Fiat di non produrre più auto a Termini Imerese. Non possiamo accettarlo. La reazione del sindacato e dei lavoratori sarà dura" ha detto invece il segretario della Uilm di Palermo, Vincenzo Comella.
Presidio degli operai Fiat. Intorno a palazzo Chigi si è svolto un presidio dei lavoratori degli stabilimenti di Termini Imerese, Pomigliano d'Arco e Arese circondato da un cordone di sicurezza delle forze dell'ordine. Diverse centinaia di tute blu hanno gridato sotto le finestre: "Siam venuti fin qua per vedere Marchionne che fa". Presente anche il segretario nazionale Fiom Giorgio Cremaschi, secondo cui "su queste basi non è possibile alcun accordo. Noi non trattiamo per la chiusura degli stabilimenti. Il governo deve imporre la non chiusura di Termini Imerese".



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