Fiat/ Marchionne: Ipo Chrysler nel 2011. Banche al lavoro sullo spin-off

Venerdì, 21 maggio 2010 - 09:50:00

Sergio Marchionne vuole “fare l’americano” e le banche, fiutato l’affare, studiano come offrirgli i loro servigi. E’ sempre più il mercato nordamericano al centro dei pensieri del numero uno del gruppo Fiat che punta su Chrysler come possibile Ipo per il prossimo anno mentre cinque banche sarebbero già al lavoro per fornire l’appoggio finanziario necessario alla scissione delle attività di Fiat Industrial (Iveco, Cnh, Fiat Powertrain) da quelle di New Fiat (Fiat Auto e Chrysler appunto).  La stampa italiana scrive stamane che Intesa Sanpaolo, UniCredit, Calyon, Citi e Bnp Paribas starebbero già studiando il dossier anche senza ancora avuto alcun mandato formale, così da poter proporre a Marchionne una “complessa operazione finanziaria”, strutturata in tre o più forme tecniche per un ammontare complessivo di 4,5-5 miliardi di nuove linee di credito a favore di “New Fiat”.

Il piano di Marchionne è destinato a ridisegnare nell’arco dei prossimi 4 anni il volto di quello che a lungo è stato il maggiore gruppo industriale italiano. A bocce ferme, nel 2014, in Italia resteranno cinque impianti produttivi, organizzati su tre turni giornalieri e su sei giorni alla settimana, con straordinari senza vincolo di comunicazione entro un limite di 80 ore l’anno (il doppio rispetto alle 40 attuali), così da innalzare al tempo stesso la produttività e la flessibilità dell’apparato produttivo tricolore che potrebbe a quel punto sfornare non 650 mila ma 1,65 milioni di autovetture e veicoli commerciali leggeri all’anno.

Un piano ambizioso per cui servono almeno 30 miliardi di investimenti (di cui 19,7 per New Fiat e 6,5 per Fiat Industrial), che si scontra con alcune sfide contingenti, a partire dall’incerto scenario del mercato dell’auto in Europa, dove le immatricolazioni, smaltito l’effetto-incentivi che aveva finora sostenuto il mercato, sono tornate a crollare. Un crollo che il gruppo Fiat ha subito pagato duramente, vedendo le vendite calare in aprile del 27,3% (contro il -7,4% medio del mercato), con una quota di mercato crollata al 7,7% dall’8% del mese precedente e contro il 9,8% toccato un anno prima.

Per riuscire a cambiar pelle a Fiat entro i prossimi anni, ma anche per garantire la sua ulteriore presenza in Italia, occorrono dunque due elementi: l’aiuto delle banche e uno o più mercati di sbocco alternativi al vecchio continente. Sul fronte bancario le cose sembrano già essersi messe in cammino: le cifre ipotizzate coprirebbero da sole gli investimenti previsti per il 2011 per New Fiat, mentre i nomi fatti dalla stampa italiana sono quelli di istituti con lunghe relazioni col gruppo, ma nell’ambito di uno o più prestiti sindacati altri se ne aggiungeranno sia in Italia sia a livello europeo.

Inoltre per l’Ipo di Chrysler è presumibile che “big” di Wall Street come Morgan Stanley, Bank of America Merrill Lynch o Goldman Sachs fungeranno da “main underwriters”, garantendo così il successo di un’operazione che Marchionne stesso ha fatto capire avverrà dopo il ritorno in borsa di General Motors. Un “dare la precedenza” che può interpretarsi come un ramoscello d’ulivo lanciato all’ex socio uscito nel 2005 dopo la conversione del “convertendo”, ma che soprattutto consentirà alla squadra di Marchionne di capire quanto appetito esiste in concreto per un titolo come Chrysler (che resta “la più piccola delle tre grandi”) e a quali valutazioni possa avvenire l’operazione.

Ultimo ma non meno importante sfida che il gruppo dovrà risolvere positivamente per centrare gli obiettivi annunciati, per quanto riguarda i mercati di sbocco Fiat può per ora contare sul Brasile, meno sull’India, quasi per nulla sulla Cina. Un aiuto concreto deve dunque venire dal Nord America: Chrysler deve dare in tempi rapidi un contributo positivo e per questo Marchionne dedica un’attenzione crescete al problema, confortato da alcuni segnali positivi. Oltre due terzi dei concessionari di Chrysler Group negli Stati Uniti sono infatti già ora profittevoli con un trend in via di miglioramento è stato ricordato nella recente presentazione dei conti del primo trimestre. 

Il progetto “Genesis” dovrebbe dunque essere completato entro la fine del 2011 quando il mercato, che già quest’anno potrebbe risalire oltre gli 11 milioni di veicoli venduti, dovrebbe tornare sopra quota 12 milioni. “Buoni volumi per migliorare il business” ha spiegato Marchionne, che intanto sta per vedere completato un altro piccolo passo in avanti del piano con l’integrazione, entro fine maggio, delle reti di vendita di Chrysler e Lancia. Integrazione che vedrà la rete essere ritargata Lancia in tutta Europa tranne che in Gran Bretagna (dove Lancia è assente da anni e dove dunque i dealer resteranno sotto il marchio Chrysler). L’operazione consentirà, entro il 2014, di arrivare ad una nuova rete di distribuzione con oltre 1.000 punti di vendita in Europa, ai quali verrà affidato un nuovo mandato. Allo stesso tempo Fga Capital ha già preso in carico la prestazione di servizi finanziari ai distributori di prodotti Chrysler, Jeep e Dodge in Europa.

Luca Spoldi

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