Fiat-Chrysler/ La partita si sposta in Canada
Settimana decisiva per le sorti dell'alleanza tra Fiat e Chrysler. I tempi stringono in vista della scadenza del 30 aprile e il numero uno del Lingotto, Sergio Marchionne, vorrebbe portare l'accordo gia' alla riunione del cda in programma giovedi', dopo la quale incontrera' i sindacati dei metalmeccanici.
Ma se le cose dovessero andare male con la casa automobilistica statunitense per Fiat c'e' sempre l'opzione Opel. Un'ipotesi esclusa da Luca Cordero di Montezemolo ma che, secondo il Financial Times, potrebbe rivelarsi addirittura "migliore" di Chrysler. La controllata tedesca di General Motors potrebbe essere "l'alternativa successiva", scrive l'editorialista Paul Betts.
L'ad di Fiat, sottolinea Betts, "sembra seriamente intenzionato a concludere un accordo con Chrysler". Tuttavia, si domanda l'editorialista citando le valutazioni dell'analista Max Warburton, per il Lingotto "non sarebbe meglio acquisire Opel e gli altri asset europei di General Motors?". Dopo tutto, le due case gia' sono in buoni rapporti grazie alla precedente partnership tra Fiat e Gm. Marchionne, spiega Betts, "si e' fissato con Chrysler" perche' gli garantisce l'accesso al mercato statunitense, "qualcosa che l'acquisizione di Opel non offrirebbe a Fiat".
Ed e' per questo che il top manager e' tornato negli Stati Uniti per quello che potrebbe essere il round finale delle trattative proprio mentre sono ripresi i negoziati anche sul fronte canadese, dove potrebbe giocarsi la partita. Il sindacato ieri ha infatti ribadito il suo no alla proposta di tagliare i costi del lavoro di 19 dollari l'ora.
Il Tesoro americano intanto sta facendo pressioni su entrambe le case automobilistiche. Sono iniziati gli incontri tra i vertici societari e i rappresentanti del sindacato United Auto Worker mentre, secondo il Wall Street Journal, crescono le possibilita' "che Chrysler sia liquidata".
Alcuni funzionari dell'amministrazione Obama sarebbero infatti giunti alla conclusione che non avrebbe senso cercare di salvare Chrysler a causa della sua "debole linea di prodotti e dalla scarsa penetrazione internazionale". A questo punto percio' se la casa automobilistica statunitense non raggiungesse un accordo con Fiat il governo potrebbe costringerla a far ricorso alla bancarotta assistita.
Tuttavia, precisa il Wsj, Fiat e Chrysler ritengono di "essere sulla buona strada per raggiungere un accordo fuori dal tribunale". Cresce dunque l'aspettativa e c'e' gia' chi, come il presidente del gruppo Pirelli, Marco Tronchetti Provera, vede nell'operazione una possibilita' anche per nuove collaborazioni.
Anche Chrysler Financial, la divisione finanziaria della più piccola delle case automobilistiche americane, non riceverà ulteriori aiuti per 750 milioni di dollari dal Governo proprio per la decisione di alcuni manager di non accettare restrizioni sui compensi. Lo rivela il New York Times, secondo cui il Tesoro Usa avrebbe ritirato la propria offerta di ulteriori aiuti dopo che 25 manager Chrysler non avrebbero accettato limiti ai propri compensi. La divisione finanziaria della casa automobistica, che ha già ricevuto aiuti per 1,5 miliardi di dollari, nega che la questione dei compensi sia legata alla scelta di cercare fondi da creditori privati piuttosto che dal Governo.
Intanto, le banche creditrici della casa di Detroit avrebbero consegnata una nuova proposta all'a.d di Fiat. Secondo indiscrezioni, la controproposta avanzata da Jp Morgan (2 miliardi di dollari di esposizione verso Chrysler) anche per conto di Citi (1,3 miliardi circa) prevederebbe una conversione tout court dei crediti in capitale con modalità migliorative per gli istituti. Pur dovendo mettere a bilancio una perdita, la percentuale di svalutazione sarebbe minore rispetto ai 15 centesimi per dollaro previsti dall'originario piano Marchionne e dovrebbe muoversi a metà strada tra la vecchia offerta e i 50 cent che sarebbero stati monetizzati in caso di cessione dello spezzatino Chrysler a seguito di Chapter 11.



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