Casi e casini di borsa/ Fiat in altalena, prima guadagna il 5% e poi chiude negativa
Che i mercati azionari restino volatili è evidente anche oggi, che siano entrati probabilmente in una fase “orso”, ossia ribassista, lo dicono già da qualche settimana alcuni analisti tecnici (che suggeriscono di alleggerire ad ogni rimbalzo le posizioni almeno sui listini europei e su quello giapponese) oltre ad economisti del calibro di Nouriel Roubini, tornato da Twitter a tuonare circa i rischi di una “double dip”, ossia una ricaduta in recessione a circa due anni dalla crisi del 2008-2009.
Tutto questo dovrebbe bastare a raffreddare ogni entusiasmo per i titoli ciclici ma così sembra essere solo in parte, con titoli come Fiat Spa (ma anche Fiat Industrial, Pirelli & C. piuttosto che Bmw, Daimler, Volskwagen, Renault e persino General Motors o Ford) che secondo logica dovrebbero soffrire delle incertezze macroeconomiche (che incidono in particolare sulle prospettive dei mercati europei e americano dell’auto) non meno che di alcuni dati non propriamente brillanti (l’andamento delle vendite della Fiat 500 negli Usa per ora resta a dir poco anemico) e di problemi di fondo che sembrano non trovare soluzione malgrado le “cure” di questi ultimi anni.
Il settore auto è emblematico, poiché sembra ben rappresentare il “passaggio di testimone” cui si sta assistendo dagli Stati Uniti e dall’Occidente in genere alla Cina e ai paesi emergenti: nel primo caso ci si confronta con disoccupazioni elevate, problemi di bilancio che impediscono di pensare a ulteriori massicce misure di sostegno all’economia (ed anzi in molti casi richiedono il varo di manovre correttive che rischiano di pesare ulteriormente sui consumi e sulla ripresa economica già fragile), incertezze sul fronte del debito, ritrosia delle aziende a varare nuovi massicci investimenti anche perché nel frattempo i margini reddituali sembrano nuovamente minacciati, se non altro dall’aumento dei costi delle materie prime.
Situazioni ampiamente note, come è noto nel caso specifico di Fiat che, fin dall’inizio del nuovo secolo (era il gennaio 2002 quando l’Avvocato pronunciò la celebre frase “la festa è finita” e secondo molto la pronunciò persino in ritardo), il gruppo soffre di problemi strutturali quali una modesta forza finanziaria, troppi marchi, una concentrazione in fasce di mercato e modelli a bassa redditività (nell’alto di gamma, ad esempio nel caso delle auto sportive come la Ferrari, il confronto coi concorrenti è impietoso: lo scorso semestre, “il migliore di sempre”, il cavallino ha venduto 3.577 vetture in tutto il mondo, la Porsche ne ha consegnate 60.650).
Questo non impedisce al titolo del Lingotto di segnare momentanei rimbalzi come visto stamane quando il titolo torinese segnava un incremento superiore al 4,6%. La festa è però durata poco, con l’azione ordinaria che sul finale di giornata stenta a tenere i 4 euro per azione, in calo di circa mezzo punto (e mentre Fiat Industrial accusa un calo superiore al 3%). Il che significa un calo del 45% nell’ultimo mese, forse esagerato e tale da consentire a breve nuovi rimbalzi. Ma viste le incertezze attuali per assistere a un recupero duraturo delle quotazioni in molti pensano sarà necessario qualcosa di più che un atto di fiducia nelle capacità del management o nella tenuta dell’economia mondiale.
Luca Spoldi



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