Casi e casini di Borsa/ Fiat spicca un balzo dopo le dichiarazioni di Marchionne da Parigi

Giovedì, 30 settembre 2010 - 14:41:00

Scatto di Fiat a Piazza Affari, dove il titolo guadagna a metà seduta il 3,1% portandosi a 11,31 euro per azione con oltre 17 milioni di pezzi già passati di mano, per un controvalore complessivo di 191,1milioni (contro una media giornaliera di 20 milioni di azioni scambiate), dopo le ultime dichiarazioni di Sergio Marchionne, rilasciate a margine del salone dell’Auto di Parigi. L’amministratore delegato di Fiat (e Chrysler) ha spiegato che, visto un andamento dei conti del terzo trimestre migliore delle attese, il gruppo potrà “alzare gli obiettivi”.

Quanto alle ipotesi circa possibili cessioni di marchi del gruppo avanzate in questi giorni dalla stampa, Marchionne non ha commentato l’ipotesi di un interesse di Daimler per Fiat Industrial (ufficialmente smentita, ma poi il numero uno del gruppo tedesco, Dieter Zetsche, ha ribadito “mai dire mai”, spiegando che il gruppo non vuole escludere “la possibilità di studiare una collaborazione” per il futuro) se non per ribadire che il gruppo è “aperto ad alleanze strategiche che possano rafforzare il business” e che “parla con tutti”, mentre ha ribattuto che Fiat vuole puntare sul marchio Alfa Romeo, che pure piace a Ferdinand Piech, presidente di Volkswagen.

Piech proprio stamane parlando sempre dal salone parigino ha ribadito: l’Alfa “ha un grande potenziale di miglioramento” che però sotto Fiat non sembra in grado di emergere a giudizio del manager tedesco, visto che ancora l’anno scorso le vendite del Biscione sono calate dell’1%. Il manager ha peraltro precisato di non ritenere un’eventuale acquisizione alle porte ma che se ne potrebbe parlare tra un paio d’anni. Una battuta che sembra alludere a un possibile cambio di proprietà o management entro tale orizzonte temporale.

 Marchionne però rimanda la “provocazione” al mittente spiegando: i tedeschi? “Che aspettino”, visto che la cessione non è “nel radar di opzioni” del gruppo e che anzi sull’Alfa è stato “preso un impegno” e che l’alleanza con Chrysler “dà una base forte, tecnica all’Alfa”.  Poi certo, “se si presentano con 100 miliardi” se ne può parlare, ha concluso scherzando il manager amante dei pullover blu, che ha poi aggiunto che invece sulla Ferrari l’impegno resta quello di riportare al 90% la quota del Lingotto, riacquistando il 5% attualmente in mano al fondo sovrano di Abu Dhabi. Ma Torino vuole “conservare la relazione con Mubadala, come partner di sviluppo strategico per il gruppo”, per cui anche in questo caso si tratta di un’operazione “che potenzialmente può succedere, ma non abbiamo nessun piano immediato per farlo”.

Qualche battuta anche per l’attuale andamento del mercato di settembre: “non è un buon mese”ammette Marchionne “né in Italia né a livello europeo”. Ma “lo sapevamo, lo avevamo annunciato a gennaio e le cose si stanno confermando mese per mese”, senza molte speranze che possa cambiare qualcosa almeno “fino a quando non si svuota questo tubo di incertezze e acquisti anticipati” creato lo scorso anno dagli incentivi. Occorrerà dunque “gestire la situazione con calma” e aspettare “fino a inizio 2011”.

Nel frattempo Marchionne guarda con interesse all’accordo sulle deroghe raggiunto ieri da Federmeccanica, Fim e Uilm: “è importante” ma ora “bisogna andare avanti, questo è solo il primo passo. Io devo avere la totale sicurezza di poter gestire tutti gli stabilimenti, lo ripeto fino alla nausea”. Marchionne, sempre più a suo agio anche nei panni del “politico”, ha poi invitato la Fiom (il sindacato dei metalmeccanici della Cgil che finora non ha firmato il contratto) a sedersi al tavolo delle trattative e “far parte di questo progetto”.

Da aprile, ha concluso Marchionne, “da quando abbiamo lanciato il piano, non è cambiato assolutamente niente”.  “Questo è un progetto serio, un’azienda seria. Se vogliono far parte del futuro, lo facciano”, ha sottolineato, ricordando che sul destino delle fabbriche italiane occorre decidere entro fine anno, perché “se ci giochiamo un anno avremo un impatto disastroso sullo sviluppo del prodotto e saremo costretti a guardare ad altre alternative per il posizionamento della Fiat”. Il tempo “non è molto, stiamo già arrivando ai limiti”. Manca solo il classico “prendere o lasciare”, ma Marchionne sa bene di poterne fare a meno.

Luca Spoldi

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