Fiat/ Romani: sabato incontro con Marchionne
Secondo Sacconi, "le parole di Marchionne, che ha ventilato l'ipotesi di spostare la 'testa' della Fiat negli Usa" devono "essere collocate nella giusta dimensione: comunque vedremo quello che ci dira' l'ad quando lo vedremo nei prossimi giorni nell'incontro convocato su richiesta di Berlusconi. La data non e' ancora stata fissata ma credo - ha precisato il ministro - che sara' questa settimana''.
''Quello che conta per l'Italia - ha sottolineato Sacconi - e' la realizzazione degli investimenti e allo stesso tempo la possibilita' che si integrino con rinnovate capacita' di progettazione e di stile''. Per Sacconi, comunque, ''se ci sara' una fusione tra Fiat e Chrysler, penso che il gruppo sara' multilocalizzato, con una testa negli Usa per alcuni prodotti e una testa in Europa, credo ragionevolmente in Italia, per altri prodotti e mercati''.
Fusione che, ha continuato il Ministro, ''noi auspichiamo'', perche' ''credo ci si debba preoccupare della oggettiva evoluzione del gruppo e della capacita' di realizzare prodotti apprezzati dal mercato e dalla realizzazione degli investimenti promessi in Italia. Cio' che puo' incardinare Fiat nel nostro paese e' proprio un ambiente accogliente per questi investimenti e moderne relazioni sindacali e industriali'', ha concluso Sacconi.
Più duro il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani: "La testa della casa automobilistica deve restare a Torino'', dove per 'testa' si intende non solo la direzione generale ''ma anche il centro delle decisioni sui programmi e sulle strategie''. La Fiat, insomma, deve continuare ad essere ''una multinazionale italiana''. ''Ho sentito Sergio Marchionne al telefono - spiega il ministro - e mi ha detto che sono solo battute''. Ad ogni modo, della questione ''ne ho parlato con Letta e Berlusconi e abbiamo concordato che sulla questione deve intervenire il governo al massimo livello''. Perche', aggiunge Romani, il governo ha scelto la sua politica industriale e ''ha deciso di fare come la Germania e di conservare, potenziandola, la produzione manifatturiera''. In quest'ottica, ''l'industria dell'auto per l'Italia e' strategica'' e la Fiat ''dovra' coniugare'' il suo sviluppo di multinazionale alla conquista dei mercati mondiali con tale impostazione. In particolare il governo vuole sapere da Marchionne ''come saranno spalmati'' gli investimenti in Italia perche' ''la Fiat avra' nel nostro Paese piu' dipendenti di prima, produrra' piu' di prima, movimentera' un indotto del 10% e sara' quindi in fattore fondamentale dell'economia''.
L'incontro a palazzo Chigi tra il governo e l'a.d. di Fiat, secondo indiscrezioni, dovrebbe tenersi tra venerdi' e domenica prossimi. Per l'esecutivo dovrebbero partecipare all'incontro il premier, Silvio Berlusconi, il sottosegretario Gianni Letta e i ministri Paolo Romani, Maurizio Sacconi e Giulio Tremonti.
Intanto la leader della Cgil Susanna Camusso attacca, l'esecutivo e' in forte ritardo sulla convocazione. "Mi pare sia un incontro che avviene molto in ritardo rispetto alle nostre richieste", affonda Camusso. "Mi aspetterei - aggiunge - che se c'e' un incontro sul piano Fabbrica Italia della Fiat fossero convocate anche le organizzazioni sindacali. Inoltre non mi sembra che ci siano state sinora buone prove dell'efficacia del governo nei confronti di questa azienda nell'ottenere conoscenza degli impegni e di quali sono le prospettive. E' da tempo che diciamo che bisogna conoscere il Piano industriale, non solo nelle ricadute nei singoli stabilimenti, ma in termini generali. Comunque c'e' un vecchio proverbio che dice 'meglio tardi che mai'". Camusso inoltre sottolinea che "Marchionne ha fatto tutto da solo e, a un certo punto, ha deciso che non era disponibile a parlare con chi la pensava diversamente da lui. Noi siamo sempre stati disponibili a discutere".



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