Fiat/ Marchionne si gioca la carta Elkann. La decisione su Opel entro mercoledì
La questione è tutta politica. Con la Germania alla vigilia delle politiche (27 settembre), la scelta del partner a cui affidare le sorti del futuro industriale del gruppo Opel che il governo tedesco farà è da leggersi in chiave elettorale.
Secondo gli addetti ai lavori, il piano di Fiat, non solo dal punto di vista industriale, è migliore di quello del gruppo austro-canadese Magna: meno tagli alla forza lavoro (solo 2000 in Germania e 10.000 in tutta Europa contro i 2.200 di Magna, solo nello stabilimento Opel di Bochum), meno soldi chiesti in prestito a Berlino (nel week end, la Fiat ha fatto scendere da 6 a 7 i miliardi di denaro pubblico necessari a rimettere in sesto l'azienda tedesca e ridotto a 4 anni il tempo per restituire il prestito), ma, soprattutto, maggiori prospettive industriali. Torino, infatti, nel conferire 3 miliardi di cash flow, sinergie per 1,5 miliardi grazie alla tecnologia e, soprattutto, aprire le porte a nuovi mercati di sbocco come Stati Uniti e Sud America, può garantire un futuro più tranquillo e immediatamente certo (nel breve periodo) a stabilimenti e lavoratori tedeschi.
Magna, al contrario, essendo sì un big player, ma della componentistica e, quindi, non posizionato a monte della catena industriale, non darebbe le stesse certezze di know-how e di gestione del business dell'auto che il Lingotto è in grado di dare. Senza contare che la partnership dei concorrenti di Fiat con i russi di Gaz consentirebbe ai tedeschi l'ingresso nel mercato russo che, stando a quanto riferiscono gli addetti ai lavori, sta attraversando una grave crisi e che ha minori prospettive di sviluppo rispetto a quelli d'Oltreoceano.

L'unica cosa che la fusione con Magna permetterebbe a Berlino di conservare è una certa indipendenza del marchio Opel. Un marchio non oscurato dalla luce di Fiat e che, grazie a una partnerhip di tre anni con il gruppo guidato da Frank Stronach che gli consentirebbe di sopravvivere alla recessione, potrebbe, in una fusione con un'altra azienda tedesca (Bmw), provare a giocare nuovamente un ruolo, anche se non di primo piano, sul mercato delle quattroruote. Insomma Magna sarebbe una soluzione-ponte per traghettare il gruppo fuori dalla crisi.
I sindacati (l'ala moderata dell'IgMetall) e, soprattutto, la stampa tedesca, interprete di un certo nazionalismo insofferente a una supremazia italiana, caldeggiano questa seconda opzione. Un blocco che potrebbe creare qualche grattacapo ad Angela Merkel: il cancelliere, secondo gli addetti ai lavori, infatti, sa bene che l'opzione Fiat è la migliore dal punto di vista elettorale (meno tagli alla forza lavoro e minore pressione sui contribuenti), ma, con i giornali tedeschi contro e il nemico Stenmeier (vicecancelliere e numero uno dell'Spd) pronto a cavalcare il dissenso dei sindacati, più difficile da comunicare all'opinione pubblica.



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