Quattroruote/ Fiat, in esclusiva il piano Marchionne. Scajola avverte: nessuna chiusura

Martedì, 19 maggio 2009 - 14:50:00

In una logica globale in cui i gruppi auto, settore ciclico per eccellenza e soggetto a forte spinte concorrenziali, devono riuscire sempre di più a comprimere i costi per competere, le fabbriche italiane pagano la loro scarsa efficienza. Gli impianti di Termini Imerese (in Sicilia) dove si assembla la Lancia Y, modello che, stando a quanto spiegano ad Affari alcuni esperti del settore auto, il Lingotto riesce a vendere ancora grazie agli incentivi auto, non sono stati rimodernati. A differenza di quanto è avvenuto per Pomigliano. Lì il Lingotto produce l'Alfa 159 e la 147, modelli che Marchionne intende esportare negli Usa, già nella seconda metà del 2010, ma che in un mega gruppo da 6,4 milioni di autoveicoli (Fiat-Opel-Chrysler, Saab e Vauxhall) con stabilimenti anche in America Latina e nel Nord America, verranno prodotti direttamente Oltreoceano per abbattere i costi di trasporto. 


Fiat, tensione e scontri al corteo di Torino. I Cobas contro la Fiom.
Rinaldini cade giù dal palco. Le immagini


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Insomma, a due giorni dallo scadere del termine per la presentazione al governo tedesco delle offerte per rilevare la Opel, gli operai italiani vogliono certezze per il loro futuro. Dalla Fiom dicono che Fiat e Governo dovranno far intervenire l'esercito, rassicurazioni che ai lavoratori di Pomigliano non sono servite. Forse, perché, fa notare qualcuno, il sindacato di Rinaldini e Cremaschi, in una trattativa che si preannuncia lunga e dolorosa, potrebbe finire per sacrificare le ragioni di pochi per risollevare, al contrario, l'industria dell'auto. Comparto che, assieme all'indotto, impiega oltre 480 mila lavoratori (non solo metalmeccanici).  

La creazione del secondo gruppo mondiale delle quattroruote, che Marchionne intende portare in Borsa già quest'anno, avrebbe infatti delle ricadute positive anche per le varie Pininfarina, Carrozzerie Bertone, Liar e Brembo. Aziende dell'indotto delle quattroruote colpite, come Pomigliano e Termini, dalla cassa integrazione.

La rabbia degli aderenti allo Slai-Cobas è comprensibile, ma la vicenda degli stabilimenti italiani Fiat è esemplificativa dei problemi che crisi e globalizzazione stanno portando in dote ai vari gruppi industriali e governi nazionali. E il sindacato, in quanto organo rappresentativo della maggioranza, non potrà far altro che comportarsi responsabilmente. Il resto (predisposizione degli ammortizzatori sociali) spetta a Palazzo Chigi.

Andrea Deugeni

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