Quattroruote/ Fiat, in esclusiva il piano Marchionne. Scajola avverte: nessuna chiusura
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Il segretario della Fiom Gianni Rinaldini dice che si opporrà alla chiusura di stabilimenti Fiat in Italia, ma alcuni operai, soprattutto quelli impiegati a Pomigliano, non gli credono.
L'incidente di sabato a Torino, in cui il segretario generale delle tute blu di Corso d'Italia è stato contestato, dimostra che la tensione fra i lavoratori del gruppo Fiat è alta.
Un motivo c'è. Eccome. Certo, il gesto con cui gli operai napoletani dello Slai Cobas, una piccola sigla sindacale che rappresenta circa il 3% dei metalmeccanici della casa automobilistica torinese, hanno cercato di prendere con forza la parola, facendo scivolare dal palco Rinaldini, fra urla e strattoni, è da stigmatizzare.
Ma gli operai di Pomigliano e Termini Imerese sono, a tutti gli effetti, dei dead men walking (morti che camminano, termine usato negli States per indicare i carcerati finiti nel braccio della morte e che, ormai, hanno un futuro segnato). Già, perché stando a quanto si legge nel piano industriale che Sergio Marchionne ha steso per creare il secondo gruppo mondiale dell'auto (dietro a Toyota, ma immediatamente davanti a Volkswagen, Renault-Nissan e Ford) e che Affari è in grado di pubblicare, i due siti produttivi meridionali verranno chiusi.
Il piano che il numero uno del Lingotto ha presentato ai ministri del governo Merkel e che la Fiat, interpellata da Affari, non ha voluto commentare, prevede una maxi-razionalizzazione in Europa degli stabilimenti di GM Europe, Opel e Fiat. Riorganizzazione che, si legge sempre nei documenti con marchio Fiat, lascerà senza lavoro 18mila lavoratori, costerà 950 milioni di euro di oneri sociali e, a regime, genererà circa 480 milioni di euro di savings all'anno. Più altri 200, a fine 2015 però, che arriveranno dall'ottimizzazione della produzione degli stabilimenti Powertrain. La società del gruppo torinese creata in joint venture con General Motors, per la costruzione di motori (stabilimenti di Cordoba, Kaiserslauten diesel e gasoline, Russelshein, Aspem, Bochum e Ispol).
Per quanto riguarda l'assemblaggio, in Italia, oltre a Pomigliano (4800 lavoratori) e Termini Imerese (1360 lavoratori), verrà chiuso anche lo stabilimento Pininfarina (componentistica) di San Giorgio Canavese, in Piemonte. Una fabbrica che fa parte, a tutti gli effetti, del gruppo torinese, visto che si occupa di assemblare le quattroruote sportive della Fiat. Una funzione esternalizzata dal Lingotto.
![]() Chrysler, una campagna per celebrare l'accordo con Fiat (da Youmark.it) |
Fuori dai nostri confini, abbasseranno la serranda gli stabilimenti GM Europe di Graz (Austria), Tichy (Polonia), Luton (Inghilterra) e ridurre gli organici dei siti produttivi, sempre GM, di Trolhattan (Svezia), Antwerpen (Belgio) e Saragozza (Spagna) e di Opel: Bochum e Russelsheim. Tutti e due, questi ultimi, in Germania.
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