Fiat-Opel/ A rischio chiusura Termini Imerese e Pomigliano
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Se l'operazione Fiat/Opel andasse in porto, verrebbe messo "in discussione" lo stabilimento di Termini Imerese e ridimensionato quello di Pomigliano. Lo rivela all'Agi il segretario nazionale della Fim Cisl Bruno Vitali il quale, pur definendo "positivo" l'incontro avuto con i 'colleghi' tedeschi a Francoforte, esprime molta preoccupazione sul futuro dei siti italiani.
Vitali, nel dettaglio, spiega che quello di oggi e' stato "un primo approccio" nel quale "abbiamo scambiato informazioni". "Continueremo a vederci - aggiunge - e stiamo ragionando sull'istituzione di un gruppo di lavoro europeo sulla vicenda auto". Ad ogni modo, sottolinea il sindacalista, "le informazioni che ci hanno dato i tedeschi ci preoccupano moltissimo" e quindi i sindacati vogliono "verificarle". Alla luce di cio', conclude, "diventa urgente un incontro con il governo".
Quanto a Crhrysler, il gruppo Fiat potrà ottenere una partecipazione iniziale del 20% e incrementarla attraverso tre aumenti aggiuntivi del 5%, arrivando cosi' fino al 35% e poi esercitare un'opzione del 16% per arrivare al 51%, a patto che riesca a centrare, entro il primo gennaio del 2013, tre obiettivi prefissati. Lo rivela il Wall Street Journal, citando dei documenti che la Chrysler ha consegnato al Tribunale Usa che gestisce la procedura di bancarotta. Secondo quanto rivela il giornale statunitense il Lingotto potrà ottenere una prima quota aggiuntiva del 5% se iniziera' a produrre motori Fiat negli Stati Uniti e un altro 5% se introdurra' negli Usa veicoli Fiat in grado di fare 40 miglia con un gallone di benzina.
Il terzo step del 5% lo potra' ottenere se sarà in grado di generare piu' di 1,5 miliardi di dollari di vendite al di fuori del Nord America. Nel documento si prevede anche un quarto step per Fiat e cioe' un'opzione per acquistare un ulteriore 16% di Chrysler. In pratica, se Fiat raggiungera' i tre obiettivi prefissati ed esercitera' l'opzione, potra' ottenere la maggioranza di Chrysler. Il passaggio e' comuque condizionato, secondo quanto rivela il WSJ, al rimborso da parte di Chrysler dei prestiti ricevuti dal governo Usa.



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