Yes we can... Se la Fed lo permette
Di Giuseppe Morello
Nonostante i dati trimestrali di alcune aziende siano buoni, le Borse da ieri hanno ricominciato a precipitare vorticosamente. É bastato che il capo della Fed, la banca centrale americana aprisse bocca per dare la stura a una pioggia di vendite e di ribassi che si sono ripercossi su tutte le piazze principali (salvo poi riprendersi grazie alla corsa dei titoli bancari), e hanno colpito duramente il dollaro.
Cosa ha detto il capo della Fed? Che "il futuro dell'economia Usa è insolitamente incerto e la Fed è pronta ad introdurre nuove misure a sostegno della crescita", e tanto è bastato a gettare nel panico i mercati, ma quel che più conta è che le sue parole hanno tagliato le gambe al povero Barack Obama che ce la sta mettendo tutta per per risalire nei sondaggi con la riforma del sistema finanziario dopo quella della sanità.
Sembra profilarsi cosí ancora una volta una pericolosa diarchia tra la Casa Bianca e la banca centrale, tra il presidente eletto e quello che gestisce la moneta.
I successi di Obama e i numeri positivi delle trimestrali di Morgan Stanley, Wells Fargo, Coca Cola e di Apple non hanno spostato una foglia, poche frasi di Bernanke ed è venuto giù il mondo.
É lecito chiedersi allora, anche brutalmente, chi è che comanda e chi è che conta negli Usa. Perché pare essere in una situazione già vista, quella in cui l'inquilino della Casa Bianca si occupa di pubbliche relazioni e il capo della Fed è invece quello che davvero dirige il paese dirigendone i fondamentali dell'economia e della moneta.
Se fosse così, vorrebbe dire che i destini degli Usa non sono nelle mani di un signore eletto dal popolo, ma dipendono da un tecnocrate che non risponde quasi a nessuno e tutte le chicchiere sul yes we can erano appunto chiacchiere, perchè Obama can molto poco, o quasi niente.



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