Fassina (Pd) ad Affaritaliani.it: "No alle privatizzazioni per sanare il debito. Berlusconi elemento di instabilità economica"
Di Tommaso Cinquemani
![]() Stefano Fassina |
Sul Sole24Ore di oggi viene fatta la proposta di privatizzare le grandi imprese italiane partecipate dallo Stato (come Enel, Eni, Poste, Finmeccanica e Ferrovie) per rastrellare fondi sui mercati. Come valuta la proposta?
"Se si tratta di Eni, Enel e simili sono fortemente contrario. Non mi sembra una buona idea perdere il controllo di quelle poche, grandi aziende di qualità che abbiamo. Anche perché le entrate ridurrebbero il debito, ma di quantità poco significative rispetto ai 1.900 miliardi complessivi. Così andremmo a perdere degli asset preziosissimi sul piano industriale con scarsissimo impatto sul debito e la spesa per interessi. Anche sulle municipalizzate credo che sia importante una significativa presenza pubblica".
Accanto alle privatizzazioni si parla anche di una nuova tornata di liberalizzazioni per ridare slancio al Paese...
"Uno dei nostri emendamenti fondamentali, che abbiamo proposto a inizio legislatura, vuole proprio riportare in auge il tema delle liberalizzazioni. Idealmente sono un proseguimento e un approfondimento delle lenzuolate iniziate da Bersani".
Il momento di crisi può portare il governo a trovare la forza per far accettare le riforme al Paese?
"A noi il vincolo esterno ci ha sempre aiutato a fare quelle riforme per le quali la nostra energia riformista era insufficiente. Da queste difficoltà può venire quella spinta ulteriore per aggredire uno dei nodi che bloccano la crescita".
E la crescita è forse il principale dei problemi dell'Italia...
"Certo, una bassa crescita ci rende vulnerabili ai mercati. Siamo sotto tiro perché abbiamo una situazione di stagnazione. Questa è una variabile decisiva anche per aggiustare il debito pubblico. Spero che il governo non si tiri indietro, come ha fatto tante volte, su misure rilevanti per la crescita".
In Germania è stato stabilito un tetto massimo intangibile per le famiglie a livello di tassazione. Non sarebbe il caso di fare qualcosa di simile anche qui in Italia?
"Dobbiamo assolutamente ridurre la pressione fiscale sulle famiglie. Purtroppo all'incontro con i senatori di martedì Tremonti ha detto che la delega fiscale dovrà contribuire alla manovra, interverrà sulle detrazioni e quindi aumenteranno le imposte sulle famiglie. E' lo scenario con cui ci stiamo confrontando: un governo che va in direzione esattamente opposta alla riduzione di tasse per le famiglie".
Molti esponenti del Pd hanno chiesto che il governo si dimetta dopo l'approvazione della Finanziaria. Ha senso in questo momento di crisi? Non sarebbe un motivo di destabilizzazione?
"Le dimissioni sono una necessità per il Paese. Uno dei fattori che acuisce il 'rischio Italia' è proprio la presenza del governo Berlusconi. Noi abbiamo un problema di crescita e per dare slancio al Paese servono le riforme. Questo governo non è stato in grado di farle. Ha una maggioranza esigua e debole e non c'è nessuna possibilità che metta in campo una strategia riformista. I mercati questo lo sanno. La rimozione del fattore Berlusconi riduce il rischio-Paese".
Settimana scorsa il Pd si è astenuto su un emendamento dell'Idv che avrebbe abolito le province. Votare a favore non sarebbe stato un segnale della volontà di tagliare i costi della politica?
"Noi siamo d'accordo sul fatto di intervenire sul tema delle province. Quell'emendamento però affrontava il tema, ma non risolveva il problema. In Senato abbiamo concordato con Idv e Udc un emendamento più incisivo sulle province. Lo abbiamo presentato ieri e lo sosterremo in queste ore in commissione Bilancio. La nostra idea è di accorpare le province sotto i 500.000 abitanti".



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