Fao/ Mugabe: i fondi promessi non siano arma politica

Martedì, 17 novembre 2009 - 13:04:00

I 20 miliardi di dollari "annunciati e promessi" dai Paesi donatori al G8 dell'Aquila non siano usati "come un'arma politica". L'auspicio e' del presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, che nel suo intervento al vertice Fao ha sottolineato: "Apprezziamo la decisione presa dal G8 dell'Aquila di stanziare 20 miliardi di dollari per sostenere lo sviluppo agricolo nei prossimi tre anni. Speriamo che non siano pero' politicizzati, e che saranno diretti unicamente ad assistere i Paesi in via di sviluppo nell'accrescere di strategie efficaci contro la fame".

Mugabe ha quindi invitato a chiudere il Doha round: "Questo processo - ha detto - deve compiersi per permettere una riforma equa e sostenibile delle politiche del commercio agricolo globale". Infine ha lanciato un appello affinche' siano aumentati gli investimenti all'agricoltura e alle atticita' rurali e, in particolare, quelli dedicati ai "piccoli agricoltori, specialmente le donne e i giovani".

Mugabe ha anche gelato l'assemblea chiedendo di liberare lo Zimbabwe dalle sanzioni "illegali e inumane" imposte dai Paesi "occidentali e potenti" che devono anche porre fine alle "politiche agricole avverse alla natura e rovinose" per i piccoli agricoltori del Paese africano. Il contestato presidente dello Zimbabwe, famoso per i suoi discorsi 'a braccio' e gli aspri toni usati nelle sedi internazionali, e' apparso insolitamente tranquillo e si e' strettamente attenuto a un discorso scritto da cui comunque trapela la sua nota avversita' alla comunita' internazionale, Usa e Ue in testa, che dal 2002 impone ai dirigenti politici e alle imprese di Harare pesanti sanzioni.

 "Noi in Zimbabwe abbiamo capito che dietro politiche agricole avverse alla natura e rovinose delle nazioni potenti", ha sottolineato Mugabe, "ci sono anche politiche punitive portate avanti da certi Paesi che si vogliono opporre alla nostra ricerca di una riforma agraria equa e giusta". E ha argomentato: "Noi fronteggiamo interventi molto ostili di questi Stati che hanno imposto unilateralmente sanzioni allo Zimbabwe. Questo sta avendo un impatto negativo sui nostri contadini che nei piani dei nemici neo-colonialisti devono fallire nei loro intenti, cosi' come la nostra riforma agraria. In questo -ha tenuto a precisare Mugabe- vediamo anche il desiderio di renderci dipendenti dalle importazioni alimentari piuttosto che facilitare e promuovere la nostra capacita' di produrre cibo".

Il presidente del Paese africano ha quindi ribadito che "lo Zimbabwe non permettera' la sottrazione delle terre ai contadini locali da parte di una nuova classe di presunti proprietari stranieri che potrebbe far saltare una riforma basata sulla centralita' dei suoi piccoli agricoltori e creare nuovi e aspri conflitti". Ma le ultime parole del discorso sono suonate piu' come un appello che come un attacco: "Chiedo nuovamente ai Paesi occidentali di rimuovere le sanzioni inumane e illegali imposte al mio Paese e al mio popolo".

Ieri l'Assemblea dei capi di Stato e di governo che partecipano al summit ha votato una bozza della dichiarazione finale che ha fatto molto dicutere perche' lancia un piano d'azione in cinque punti senza parlare di cifre e senza fissare alcuna data per l'obiettivo di sradicare la fame dal mondo. Un accordo sugli impegni generici ma non sulle misure specifiche che gia' il primo giorno ha suscitato il rammarico dello stesso direttore generale della Fao, Jacques Diouf. Se ieri il vertice ha dato spazio esclusivamente agli interventi dei politici, oggi in Plenaria parlano le delegazioni ma nelle tavole rotonde intervengono anche gli esperti delle agenzie del polo agricolo-alimentare Onu.

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