Expo Shanghai/ Macché austerity: Regione Emilia-Romagna spende 2,6 milioni di euro
Di Alberto Fattori da Shanghai
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Un'azione che stride con il fatto che all'ultima fiera di promozione turistica organizzata sempre a Shanghai, non solo l'Emilia Romagna ma tutto il sistema italico fosse assente, mentre tutte le altre nazioni e regioni turistiche concorrenti fossero ben rappresentate. A questo va aggiunto che di fronte ad un investimento così importante e consistente, il reale interesse dei cinesi, rischia di apparire del tutto marginale e non adeguato alle aspettative che forse troppo ottimisticamente, in questi mesi hanno “contagiato” molti operatori del settore pubblico italiano.
Infatti l'EXPO è una grande fiera, una sorta di "Circo del mondo" di passaggio a Shanghai che però presenta due aspetti fondamentali che non vanno sottovalutati: il cinese medio riesce a malapena a visitare 2 o 3 padiglioni a causa delle incredibili code e secondariamente, il visitatore medio dell'EXPO, per capacità economiche e soprattutto reale interesse personale, difficilmente in futuro avrà accheffare con la regione o la nazione che sta visitando, essendo semplicemente "un semplice curioso".
Non ci si deve quindi fare ingannare dai numeri che se anche appaiono importanti, sono tipici di una Cina dove tutto si muove su dimensioni ai nostri occhi spesso inimmaginabili, numeri che occorre cercare invece di analizzare sotto l’aspetto della loro qualità.
Stesso discorso vale per gli incontri al vertice che ogni missione istituzionale italica organizza, che appaiono spesso più atti rituali che sostanziali e che ben diversamente dalle aspettative dei politici nostrani, non daranno seguito ad alcuna attività sostanziale, visto che dalla parte cinese, vengono interpretati come una doverosa visita al "padrone di casa", in questo momento di grande importanza per la Cina (e suo cambiamento storico).
Quindi in questo gioco di "illusioni" e di specchi che caratterizza l'EXPO di Shanghai, non può non sorprendere un così grande dispiego di mezzi pubblici per unità di tempo, soprattutto in tempi grami come quelli attuali.
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Soprattutto perchè spesso questi fondi non sembrano ben focalizzati su target e risultati precisi in grado di ripagarne l'utilizzo, dando sempre la “strana” impressione che siano azioni fatte per avere ritorni e tornaconti più in Italia che in Cina, oltre a contribuire alla creazione di una corposa cartella stampa in Italiano e finanziare questo o quell’ente per l’internazionalizzazione italico.
Un aspetto che sembra infatti “tradire” la vocazione italica della missione della Emilia Romagna, lo si scopre andando banalmente sul sito del padiglione italiano in lingua cinese, il primo luogo dove un visitatore che pianifica la propria visita all’EXPO può andare: sorprendentemente non troverete alcun video in Cinese di presentazione della Regione e dell’evento in corso al Padiglione Italiano, video invece presente in italiano nella sezione in Italiano!
Con gli ingenti investimenti fatti, appare quindi alquanto anomalo che non si siano preparati adeguati supporti per una comunicazione promozionale duratura che potesse aiutare concretamente il “Word of Mouth” tra i cinesi, su un canale come quello internet che un recente rapporto cinese, considera il vero decision makers per l’utente cinese, addirittura più della stessa televisione e dei giornali.
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L’Emilia Romagna è comunque in buona compagnia: nessuna delle regioni che in questi mesi hanno fatto tappa al Padiglione Italia di Shanghai prima della Emilia Romagna, ha infatti on line alcun video sul medesimo sito del Padiglione Italia in lingua cinese, fatto che rafforza l’idea che il vero target delle missioni italiane non fosse l’utente cinese ma bensì quello italiano!!
A questi problemi per così dire di comunicazione, la missione dell’Emilia Romagna si segnala anche per lo scarso livello della promozione culturale di carattere musicale, o meglio di un livello ben lontano dalla famosa tradizione dei grandi emiliani che il mondo ci invidia, come Verdi, Pavarotti.



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