Eurolandia, Draghi: "Prospettive ancora incerte. Nessun dubbio sull'irreversibilità della moneta unica"

Le prospettive della situazione economica nella zona dell'Euro "sono ancora altamente incerte". Riprendendo in parte concetti espressi nell'intervista apparsa stamane sul Financial Times, il presidente della Bce Mario Draghi spiega così la congiuntura nel Vecchio Continente agli eurodeputati nel corso di un'audizione alla Commissione Affari economici e monetari del Parlamento Europeo. Affermazioni che hanno impattato subito sui listini europei che, alle parole di Draghi, hanno girato immediatamente in negativo.
I rischi, secondo Draghi, "sono ancora significativamente sbilanciati al ribasso", in quanto "l'aumento delle tensioni sul mercato finanziario continua a pesare negativamente" sull'andamento dell'economia dei 17. La ripresa, nel corso dell'anno prossimo "sarà molto graduale" mentre il tasso di inflazione resterà "sopra al 2% per diversi mesi prima di cominciare a decelerare", vista anche la modesta dinamica salariale.
"Non ha dubbi sull'irreversibilità dell'euro", ha aggiunto poi il banchiere sui destini della moneta unica, ricordando che "ci sono molti, soprattutto fuori dall'Eurozona, che continuano a delineare scenari catastrofici, ma noi continuiamo a ripetere che non succederà mai". Secondo Draghi, i costi delle "elucubrazioni" sulla fine dell'euro sono elevati: "Penso che sia necessaria un'analisi dell'enorme costo che elucubrazioni di questo tipo comportano", ha detto e, riferendosi alla sua intervista al Financial Times, intitolata "Draghi mette in guardia sui pericoli di una rottura dell'Euro", il presidente Bce ha osservato che "il titolo non l'ho scelto io, ma il giornale".
Infine un passaggio sul tanto dibattuto ruolo della Bce e all'ipotesi che Francoforte possa finanziare direttamente gli Stati. Il compito dell'Eurotower è quello di "garantire la stabilità dei prezzi a medio termine", è quanto prevede il trattato, che invece "vieta la finanza monetaria e noi vogliamo agire in conformità dei trattati" perchè "qualsiasi altra condotta inficerebbe la credibilità della nostra istituzione e questo non porterebbe a nulla di buono".
CRISI: EUROZONA, ACCORDO PER VERSAMENTO 150 MILIARDI AL FMI
I ministri delle Finanze europei si sono accordati per versare 150 miliardi di euro al Fondo Monetario Internazionale per i paesi dell'area euro. Oltre ai paesi di Eurolandia contribuiranno anche Svezia, Polonia, Danimarca e Repubblica Ceca. La Gran Bretagna fa sapere che definira' il suo contributo al fondo al principio dell'anno prossimo. La Ue sollecita anche altri Paesi del G20 e Paesi membri del Fondo a rendere disponibili ulteriori risorse. Nel vertice dello scorso 9 dicembre i paesi Ue si erano accordati per mettere in campo risorse per 200 miliardi di euro ma la defezione di Londra, che doveva versarne 30, ha mutato il quadro.


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