Eurodebito/ Fitch: Draghi aiuti l'Italia con i Btp. Altrimenti sarà il collasso dell'UE

Monti si aspetta “dall’Europa, di cui l’Italia fa parte, la messa a punto di meccanismi che facilitino la trasformazione di buone politiche in tassi di interesse più ragionevoli” sul debito pubblico. L’affermazione del premier italiano giunge nel corso della conferenza stampa conclusiva dell’incontro avuto stamane a Berlino col cancelliere tedesco Angela Merkel e pare un evidente riferimento al tema della creazione di Eurobond comunitari (tema oggi ufficialmente non affrontato) che la Germania continua ad osteggiare.
Per ora la Merkel abbozza e si dice “impressionata” dalla velocità con cui il nuovo governo italiano ha varato riforme strutturali e di bilancio destinate a rendere l’Italia più forte, ma continua a insistere sul nuovo “patto fiscale” europeo, pur ribadendo che il prossimo meeting del 23 gennaio servirà ai leader europei per promuovere politiche a favore della crescita oltre che scambiarsi opinioni sulle politiche di bilancio.
Una risposta evasiva che non piace ai mercati, già preoccupati dai deludenti dati macro spagnoli e tedeschi (il Pil della Germania nel quarto trimestre dell’anno è calato dello 0,25% rispetto al trimestre precedente, confermando che il rischio di una recessione è concreto e non limitato ai PIIGS), specie dopo che David Riley, responsabile dei rating sovrani dell’agenzia Fitch, che ieri aveva preannunciato come “altamente probabile” il taglio del rating italiano al termine del processo di revisione partito in dicembre, ha rincarato oggi la dose spiegando che stante la situazione attuale la Bce deve rafforzare il suo programma di acquisto di titoli di stato italiani per evitare l’ipotesi catastrofica di un collasso dell’euro.
Uno scenario, ha precisato Riley, che per ora non è quello previsto da Fitch, ma che potrebbe avverarsi se l’Italia non risolvesse i suoi problemi. “La fine dell’euro sarebbe catastrofica, perché l’euro è una moneta di riserva” ed “è difficile pensare che potrà sopravvivere se l’Italia non dovesse farcela”. Anche perché, nota l’analista, “l’Italia è politicamente ed economicamente troppo importante per essere lasciata fallire”, ma “si può anche sostenere che è troppo grande per essere salvata”. L’Italia sarebbe “too big to fail, but too big to be saved”, insomma, come da tempo dichiara, ad esempio, l’economista americano di origini turche Nouriel Roubini, noto per aver predetto correttamente la crisi del 2008-2009 e per aver da allora allertato dei rischi di un “double dip” che sembra ogni giorno più probabile almeno per la vecchia Europa.
A meno che il furore iconoclasta sul pareggio di bilancio della Germania non venga almeno in parte accantonato a favore di un impegno concreto per la crescita, riscadenziando politiche di rigore fiscale necessarie ma che, unitamente a riforme strutturali, hanno bisogno di tempi lunghi per produrre effetti tangibili e nel frattempo lasciano l’Europa esposta al rischio di nuove crisi finanziarie difficilissime da gestire se come sottolinea il premier italiano non si vareranno strumenti in grado di tradurre le buone intenzioni (e le buone azioni) in un concreto calo dei tassi richiesti dal mercato. Salvando così l’Italia ma soprattutto salvando l’eurozona e la Germania stessa.


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