Crisi del debito sovrano/ Barroso studia regole per gli Eurobond, serve una maggiore integrazione politica
Eurobond sì o Eurobond no? Mentre la crisi del debito sovrano dei periferici europei vede continui flussi in uscita dalle banche del vecchio continente (negli ultimi dodici mesi i depositi della clientela retail e istituzionale sono calati del 19% in Grecia, mentre negli ultimi 18 mesi si sono ridotti del 40% in Irlanda) e con le banche del vecchio continente impegnate a cercare di ridurre senza troppi danni la propria esposizione nei confronti dei PIIGS, continuando peraltro a non fidarsi neppure una dell'altra e a parcheggiare la liquidità presso la Bce riducendo gli impieghi e dovendo offrire rendimenti maggiori per rifinanziarsi sul mercato, la proposta di lanciare titoli di stato sovranazionali, sostenuta dall'Italia ma finora apertamente osteggiata dalla Germania, sembra iniziare a raccogliere qualche consenso.
"Confermo che la commissione presenterà presto delle opzioni per l'introduzione di Eurobond" ha dichiarato oggi il presidente della commissione Ue, Jose Manuel Barroso, intervenendo nel dibattito sulla crisi dell'Eurozona in corso al Parlamento di Strasburgo. Alcune delle opzioni, ha aggiunto Barroso, "saranno implementate nei termini dell'attuale trattato, altre richiederanno delle modifiche" che dovranno dunque essere ratificate dai parlamenti dei singoli stati membri. Tuttavia, ha concluso Barroso, "occorre essere onesti: tutto ciò non porterà a immediate soluzioni dei problemi che stiamo affrontando, ma rappresenterà un approccio complessivo verso un'ulteriore integrazione economica e politica".
Che gli Eurobond o i fantomatici aiuti da parte dei principali paesi emergenti di cui si parla in queste ore non siano la panacea dei mali di Eurolandia i mercati l'hanno del resto capito subito, tanto che anche stamane lo spread Btp-Bund sui 10 anni, che ieri aveva toccato un massimo intraday di 407 punti base (record dall'esistenza dell'euro) per poi chiudere a 392 punti base, oscilla nuovamente sui 395 punti base, mentre il rendimento dei titoli di stato italiani sui dieci anni sale al 5,72% lordo contro il 5,71% della chiusura precedente. La soluzione "finale" è del resto nota a tutti da anni: per ottenere un'unione economica che non scoppi alla prima tempesta occorre arrivare ad un'armonizzazione delle politiche fiscali e non solo monetarie e varare riforme comuni che consentano di rilanciare in modo equilibrato l'economia.



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