Esselunga/ Caprotti: lascio dopo la sentenza pro-Coop. "Trattato come un ladro"

Mantiene le deleghe operative, ma lascia simbolicamente la carica di presidente il numero uno di Esselunga, Bernardo Caprotti. L'annuncio e' stato lui stesso a darlo, nel corso della presentazione del film 'Il mago di Esselunga' di Giuseppe Tornatore, prodotto da Adnkronos Comunicazione. Nel suo stile, il fondatore della catena di supermercati ha spiazzato tutti, non solo i giornalisti presenti, ma anche i suoi collaboratori.
"Soprattutto dopo la sentenza che fa di me praticamente un ladro - ha detto - le mie dimissioni dalla presidenza saranno sul tavolo tra sette giorni. Ma questo non vuol dire che mi ritirero' da quello che faccio". Caprotti, che ha spiegato che manterra' il ruolo di consigliere e praticamente tutte le deleghe operative, non ha pero' voluto rivelare chi sara' il prossimo presidente.
Esselunga "e' e rimane italiana e resta un'azienda familiare", ha sottolineato Caprotti rispondendo implicitamente alle indiscrezioni riguardo a una possibile vendita. "Tra pochi giorni ci sara' il nuovo presidente, una carica che da alcuni anni era accentrata nelle mia persona nonostante io sia operativo", ha sottolineato il quasi ottantaseienne fondatore del gruppo. "L'azienda avra' un management e un controllo tranquillo e - ha ribadito - non andra' in Borsa". "Su di me - ha poi aggiunto - sono state dette cose ridicole su destra e sinistra, ma io ho anche amici di sinistra e nemici di destra".
Ma chi potrebbe andare ad occupare la poltrona di presidente? Difficile dirlo, visto che Caprotti è solito prendere tutte le decisioni in autonomia e visto che persino i suoi (pochissimi) fedelissimi sono quasi sempre avvisati a cose fatte.
Qualche nome sul tavolo però sembra esserci, secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it. Il primo è ovviamente quello del delfino di Caprotti, Carlo Salza, attuale amministratore delegato del gruppo e fino al 2008 responsabile amministrativo. Salza, 51 anni, ha svolto gran parte della sua carriera in Esselunga ed è considerato un fedelissimo del fondatore della società. Sembra invece poco probabile la 'promozione' dell'altro braccio destro di Caprotti, Gabriele Villa, molto stimato dal fondatore ma perfetto nel suo ruolo di direttore commerciale.
Un altro papabile, sempre restando tra le ipotesi 'interne', è Giovanni Maggioni, vice presidente e responsabile dell'area toscana che, con 29 punti vendita, è la seconda più importante per il gruppo dopo quella lombarda. Il settantenne sembra davvero, stando alle indiscrezioni, uno dei pochi che potrebbe occupare la poltrona di comando (seppure senza le deleghe, che restano saldamente in mano a Caprotti).
Chi conosce bene Caprotti e la sua capacità di sorprendere, non esclude neppure l'ipotesi dell'arrivo di un presidente esterno. Ma qui nessuno si azzarda a fare ipotesi. Di una cosa però si vocifera, a mezza bocca visto che l'argomento è quantomai delicato: dopo la lettera al Corriere della Sera in cui Caprotti commentava la sentenza, in tanti hanno notato il riferimento al figlio Giuseppe, che ha lasciato il gruppo nel 2004. A quei tempi si parlò di cacciata, ma lui ha smentito, spiegando che fu Giuseppe a lasciare: "Mio figlio non è mai stato scacciato, mio figlio non ha mai fatto nulla di male, semplicemente si era attorniato di una dirigenza non all’altezza. Per me il suo autonomo allontanamento è stato un grande dolore". Ecco dunque l'ultima ipotesi su chi potrebbe arrivare (tornare) nel gruppo. Fantascienza? Con Caprotti non si può mai dire.


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