Energia/ Per Terna un 2009 da record, Cattaneo può concentrarsi sullo sviluppo della mission industriale in Italia
Il 2009 va in archivio con un nuovo massimo storico, a 3 euro per azione, e una solida performance, +29% circa, per il titolo Terna, la multiutility guidata dall'ex direttore generale della Rai Flavio Cattaneo che si è confermata anche in un anno difficile come quello che va chiudendosi un gruppo in grado di rispettare la propria "mission" sia sotto il profilo industriale sia sotto quello finanziario. Garantendo ai soci, in primis la Cassa depositi e prestiti (socia al 29,99%) e il Tesoro (che ancora ne detiene una quota del 6,142%), ma anche fondi come BlackRock (2,05%) e Pictet (4,94%), un ottimo ritorno sul proprio investimento. 
L'a.d. di Terna Flavio Cattaneo
Ritorno che potrebbe ulteriormente migliorare nel 2010 se è vero che gli analisti (da ultimo quelli di Cheuvrex) indicano target price ancora superiori (gli analisti francesi l'hanno appena rivisto al rialzo a 3,25 euro) e che dopo l'uscita dal Brasile decisa in novembre Cattaneo ha incassato quasi 800 milioni di euro, in parte (150 milioni da utilizzare nel quadriennio 2009-1212) destinati a sostenere una politica che prevede crescita annua del dividendo del 4% (assumendo il 2008 come anno di riferimento e non più il 2005 come fino all'anno passato).
La decisione di rifocalizzarsi sull'Italia ha inoltre portato Terna a spingere l'acceleratore sia per quanto riguarda l'interconnessione della rete italiana di trasmissione di energia con altri paesi confinanti come la Francia, in direzione della quale sarebbe già stata chiesta l'autorizzazione per una nuova linea da 190 km che aumenterà del 60% (1.600 Mw) la capacità delle linee tra i due stati. Sia per quel che riguarda l'acquisizione e dunque l'unificazione sotto un unico operatore delle reti di trasmissione tuttora in mano ad altri soggetti (dopo la rete ad alta tensione di Enel, acquisita un anno fa per 1,15 miliardi, in questi giorni è stata siglata l'intesa per acquisire i 180 km di rete di A2A per circa 36,5 milioni di euro).
Così nonostante le numerose smentite e le opposizioni all'ipotesi, che ormai circola da anni, di un matrimonio tra Terna e Snam Rete Gas, l'ipotesi che le reti energetiche e del gas italiano trovino sistemazione sotto un unico tetto potrebbe tornare ad acquistare peso nel corso del 2010. Anche perchè rispetto ad un recente passato i timori che una gestione "monopolistica" delle reti in questione potrebbe sollevare paiono maggiormente contemperati dalle crescenti pressioni che i principali produttori di gas ed energia (da Gazprom a EdF) stanno esercitando da tempo nei confronti dei distributori.
Le sinergie industriali e finanziarie, insomma, rafforzerebbero la capacità italiana di tener testa alle richieste di apertura del ricco mercato della distribuzione al dettaglio da parte di gruppi esteri, contrattando quote di capitale in cambio di maggiori e più stabili forniture di prodotti energetici. Uno scenario che, col graduale estendersi della ripresa e la probabile tendenza al rialzo delle quotazioni del petrolio e delle principali fonti energetiche, potrebbe trovare una sua ragione d'essere e venir apprezzato anche dal mercato borsistico.



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