Energia/ Il mini-barile? Nemico delle rinnovabili
Di Paolo Scaroni
Nella giornata di ieri sono state evidenziate le principali problematiche che interessano il settore energetico. Al contempo, sono state indicate alcune possibili soluzioni e sono stati individuati i percorsi da seguire per dare loro attuazione. Il quadro presentato ieri evidenzia come, nel contesto di un crescente fabbisogno energetico (in aumento del 60-80% al 2050) la recente crisi e la volatilità dei prezzi del petrolio abbiano un impatto negativo sugli investimenti. A questo proposito, il signor Tanaka dell’IEA ha sottolineato come gli investimenti nell’upstream siano previsti in calo del 21% dal 2008 al 2009.
Ma non sono solo gli investimenti nel settore oil a preoccupare. Come evidenziato dal nostro ministro Claudio Scajola, la crisi si riflette negativamente soprattutto sugli investimenti capital intensive. Non a caso, la IEA prevede una riduzione negli investimenti sulle rinnovabili del 38% nel 2009.
Questa difficoltà nel portare avanti nuovi investimenti ha svariate ripercussioni negative, in primis sulla sicurezza energetica e sulla sostenibilità ambientale. Ma, come rilevato dall’ Enel, rappresenta anche un‘opportunità da cogliere per uscire dalla crisi. Sarebbe infatti auspicabile che, soprattutto in un momento come questo, investimenti in infrastrutture necessarie agissero come un volano di crescita per l’economia mondiale. Che fare, dunque?
Tutti sono concordi nell’evidenziare come i problemi nel settore energetico siano di dimensione globale e globali debbano dunque essere le risposte. Molti hanno evidenziato come le energie rinnovabili, il nucleare, il carbone pulito possano rappresentare risposte di lungo periodo alla crescente fame di energia del mondo, e alla necessità di minimizzare l’impatto ambientale.
È stata anche individuata come chiave di volta una maggiore cooperazione tra governi - paesi produttori e paesi consumatori – compagnie energetiche e regolatori, nell’interesse di un quadro normativo stabile, trasparente e condiviso. Cooperazione, dunque, nell’ottica di promuovere investimenti di lungo periodo ed una politica energetica sostenibile. A tal riguardo, una condizione imprescindibile è costituita dalla prevedibilità nel mercato del petrolio.
Questo perché dalla prevedibilità del prezzo del barile dipendono non solo gli investimenti negli idrocarburi, ma anche quelli in ogni altra fonte di energia, così come quelli relativi all’efficienza energetica.
Prezzi bassi del petrolio sono il peggior nemico del risparmio energetico, degli investimenti in energie alternative e della ricerca scientifica in campo energetico per non parlare della caduta delle entrate de paesi produttori. Al contempo, i prezzi troppo alti del barile rappresentano una minaccia per la crescita globale e per lo sviluppo di molte economie emergenti. E rischiano di relegare nella povertà energetica miliardi di persone dei paesi in via di sviluppo, soprattutto in Africa.
Inoltre l’estrema volatilità diventata ormai patologica nel mercato del petrolio comporta il rischio di una prolungata paralisi negli investimenti da parte di società energetiche. IOC, ma soprattutto NOC, che detengono la stragrande maggioranza delle risorse mondiali. Questa paralisi sta preparando il prossimo rialzo incontrollato del prezzo del greggio.



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