Electrolux/ L'azienda campione di rispetto ambientale trasloca nei Paesi low cost
![]() Alcuni elettrodomestici Electrolux |
La multinazionale svedese ha assorbito molteplici aziende nel corso del tempo e oggi conta al suo interno marchi del livello di Rex, AEG-Electrolux, Zoppas e Zanussi. Con i suoi 22 impianti produttivi in Europa, è il primo produttore nel continente, e detiene con i suoi brand il 25% del mercato mondiale degli elettrodomestici (lavastoviglie, frigoriferi, aspirapolveri, lucidatrici, condizionatori, scaldabagno, barbecue, ecc.). Nel 2007, la multinazionale registrava un fatturato pari a 105 miliardi di SEK e un totale di 57mila dipendenti, di cui 8mila negli stabilimenti italiani.
A parte le recenti e violenti proteste seguite all’annuncio di chiusura dello stabilimento di Scandicci, la Electrolux è sempre stata attenta alla rispettabilità della propria immagine con un impegno in campo ambientale che dura da molti anni e certificato da una serie di riconoscimenti e premi.
I vertici dell’azienda dichiarano orgogliosamente: “Molto prima che a Rio de Janeiro o a Kyoto la comunita' internazionale prendesse ufficialmente atto della necessita' di progettare un futuro nel quale consumi, industria e ambiente trovassero un percorso di crescita sostenibile, Electrolux si era gia' impegnata nella ricerca di prodotti e processi produttivi che permettessero non solo di offrire migliori performance operative, ma soprattutto di risparmiare energia, acqua e detersivo, minimizzando l'impatto ambientale. In tempi nei quali i consumatori cominciavano timidamente ad affacciarsi ai temi ecologici e la sensibilita' ambientale non era cosi' diffusa e fortemente condivisa, Electrolux gia' si impegnava pionieristicamente in campagne di comunicazione tese a sensibilizzare l'opinione pubblica sulle tematiche ambientali e sulla necessita' di porre maggiore attenzione alla riduzione degli sprechi e all'ottimizzazione delle risorse.”.
Electrolux, infatti, considera l’impatto ambientale di ogni suo prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita, dal progetto alla produzione, dal trasporto all’uso, fino al suo smaltimento e riciclaggio.
In particolare, l’azienda svedese collabora dal 1993 con il WWF per diffondere una coscienza ecologista ed un uso eco-intelligente degli elettrodomestici. Electrolux ha sempre sostenuto i programmi di educazione ambientale che il WWF diffonde nelle scuole. Si è unita anche a Bioforest, un’associazione di aziende che si è costituita nel 1998 per sostenere progetti di promozione e salvaguardia della biodiversità.
Electrolux garantisce prodotti che riducono il più possibile i consumi e che siano costruiti con materiali eco-compatibili, mentre per il trasporto scarta tutti quei fornitori che utilizzano camion con più di dieci anni di vita.
E si dimostra così fiera del proprio impegno in politiche ecologiste tanto da aver creato un portale web che tende ad esaltarlo e a spiegarlo al pubblico in tutti i suoi aspetti :www.rex.it/greenspirit.
Ma dato che abbiamo imparato a non fidarci troppo delle multinazionali e delle loro operazioni di greenwashing, chiediamo ad Electrolux risultati e dati controllabili del programma mondiale di monitoraggio e di auditing dei propri fornitori, segnatamente quelli delle aree che la stessa azienda definisce “low cost” come Cina, America Latina, Est Europa, in tema di rispetto ambientale e diritti del lavoro. Poichè, in un’epoca così “globalizzata” come la nostra, spesso si trasferiscono gli stabilimenti (come nel caso di Scandicci) in queste zono poco regolamentate per ottenere notevoli risparmi finanziari: un processo accellerato dall’attuale stagnazione che, pare, abbia colpito gravemente anche la stessa Electrolux.
Gaetano Farina



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