Economia Usa/ Obama sotto attacco: più efficienza nella spesa pubblica, non stimoli, per rilanciare l'economia
Per chi poi guarda alla sostenibilità a lungo termine di certe politiche economiche, il risultato raccolto finora dai poderosi stimoli appare più che magro. Commenta con Affaritaliani un gestore di fondi pensione: "I contribuenti americano dall'inizio della crisi hanno pompato nell'economia oltre 2 triliardi di dollari tra stimoli, sussidi di disoccupazione e salvataggi assortiti, ottenendone in cambio un incremento del Pil pari a circa 220 miliardi di dollari". Insomma, stiamo parlando di "un ritorno di 3 centesimi per ogni dollaro investito. Alla faccia del moltiplicatore, il punto di non ritorno Keynesiano, in cui ogni dollaro investito in stimoli inizia ad avere ritorni negativi sembra molto vicino.
Di chi la colpa? Non certo solamente di Obama, ma della "mala allocazione di capitale, che ha distrutto l'accumulazione di capitale costituita dal 1945 ad oggi". Obama dovrebbe fare tesoro delle lezioni del passato e più che nuovi stimoli proporre riforme che consentano di gestire in modo efficiente la macchina pubblica, ridando slancio all'economia e riassorbendo i milioni di lavoratori americani lasciati a casa che hanno fatto schizzare a quasi il 10% il tasso di disoccupazione negli States, ben oltre l'8% messo inizialmente in preventivo.
Peccato che per fare le riforme occorra il consenso sia dei Democratici sia dei Repubblicani, che invece restano ancorati sulle rispettive posizioni "storiche" senza dare spazio a una vera riforma della macchina pubblica. Di fronte a questo scenario Obama può sperare solo di fare appello alle sue doti retoriche e cercare di recuperare in parte il consenso popolare, ma difficilmente riuscirà a imprimere una svolta all'economia, tanto meno in tempo per le elezioni di inizio novembre.
Luca Spoldi



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