Economia Usa/ Obama sotto attacco: più efficienza nella spesa pubblica, non stimoli, per rilanciare l'economia
Nel tentativo di recuperare terreno per i Democratici in vista delle elezioni di metà mandato di inizio novembre, Barack Obama prova a rilanciare sul terreno delle riforme economiche e dopo aver annunciato ieri una proposta per creare una "banca delle infrastrutture" in grado di mettere in campo fino a 50 miliardi di dollari in progetti destinati al rinnovamento delle infrastrutture negli Usa (progetti che verrebbero in parte cofinanziati da gruppi privati, ampliando così la portata delle ricadute economiche dell'iniziativa), secondo i media americani il presidente Usa è pronto ad annunciare novità anche in campo fiscale già nei prossimi giorni.
L'annuncio di Obama ha fatto bene ai principali produttori di acciaio e cemento oltre che ai grandi gruppi delle costruzioni tanto sul listino di Tokyo quanto in Europa, ma non è piaciuto alla stampa americana, che per ora si mostra molto scettica sulla proposta di ieri di Obama, prevede che il presidente annuncerà già oggi o domani la concessione alle aziende della possibilità di detrarre fino al 100% delle spese per nuovi impianti e attrezzature sostenute nel 2011, una proposta che dovrebbe peraltro ricevere il via libera del Congresso e che potrebbe costare fino a 200 miliardi di dollari in due anni. Il che rischia di sollevare ulteriori perplessità circa il concreto impatto sul mercato del lavoro degli annunci di Obama.
Ha riassunto il Wall Street Journal: "la proposta stessa (di un ulteriore piano di stimoli economici) testimonia il fallimento degli sforzi precedenti", in particolare la "madre di tutti i programmi di spesa" pubblica da 814 miliardi di dollari che Obama promosse lo scorso anno per sostenere la ripresa economica. Un'idea di per sé non molto dissimile da quanto fatto dal suo predecessore, George W. Bush, a inizio 2008 con un pacchetto combinato di maggiori spese federali e tagli alle imposte da 168 miliardi di dollari.
Piano che già aveva sollevato le perplessità di Larry Summers (poi diventato il capo dei consiglieri economici di Obama) secondo cui ogni misura di stimolo per produrre un qualche effetto doveva essere "tempestiva, mirata e temporanea", doti che il piano di Bush non sembrava avere. Il collasso del mercato dei mutui subprime prime e di Lehman Brothers poi contribuirono a trasformare quella che a molti sembrava essere una temporanea "turbolenza dei mercati" nel peggiore incubo che la storia economica contemporanea abbia mai affrontato e gli incentivi di George W. Bush si dimostrarono del tutto inadeguati, ora la storia rischia, secondo i critici, di ripetersi.



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