Dieci anni di Euro, moneta senza volto
di Giuseppe Baiocchi

La moneta unica compie i suoi primi dieci anni. Ci saranno i secondi? E’ l’incognita che in diversi modi tormenta le classi dirigenti e le opinioni pubbliche europee. Ed era appena ieri, al Capodanno del 2002, il clima entusiasta con il quale si salutava l’inizio della valuta unica, tra balli all’aperto e fuochi d’artificio davanti al Quirinale, celebrante Carlo Azeglio Ciampi, e si alimentava la allegra sicurezza che il neonato euro avrebbe portato a tutto il Continente una stabile e irreversibile prosperità.
Non è andata così, e forse neppure tanto per colpa degli europei, quanto di una crisi finanziaria, di una tempesta selvaggia dei mercati privi di automatismi equilibratori. Ma certamente, dentro la crisi, si è colta l’assenza di quello “spirito europeo” che superasse gli egoismi e i pur legittimi interessi nazionali, come si prometteva al cambio di Millennio, quando si caricava la moneta unica del compito di potente locomotiva verso la progressiva integrazione comunitaria.
Forse si è pagata (e si paga tutt’ora) l’ambizione esagerata di introdurre un inedito mai accaduto nella millenaria storia dell’umanità: quella cioè di una “moneta senza sovrano”, nell’illusione magari che, attraverso il denaro uguale per tutti e una Banca Centrale europea svincolata dai governi, partisse il volano che conduceva in fondo al tragitto agli “Stati Uniti d’Europa”, com’era nel sogno dei padri fondatori.
Ma è servita (dieci anni dopo un bilancio lo si può accennare) la moneta comune a rendere gli europei più coesi, più consapevoli del destino condiviso, più fratelli di una sola terra? La domanda è aperta: e forse converrà interrogarsi se l’obiettivo è stato centrato oppure, al di là dei numeretti sullo schermo, della frenesia dei mercati, dell’altalena degli “spread”, c’è una realtà nuova, del “sentirsi europei”.
Non è l’unico motivo ma probabilmente la veste stessa della moneta che usiamo aiuta a comprendere e magari ad interrogarsi più nel profondo sul significato dell’Euro. Basta guardarlo….
E’ un esercizio poco diffuso: ma avete mai provato a vedere da vicino la moneta che si manipola tutti i giorni ? Eppure è sufficiente girare il mondo per notare facilmente come il denaro “fisico” è un evidente simbolo di identità. In Cina e in Egitto, in Brasile e Sudafrica il denaro di carta parla del Paese nel quale circola. E sterlina, rupìa e lo stesso dollaro richiamano nelle figure e nei simboli un segnale di appartenenza, con volti di protagonisti, episodi gloriosi, monumenti e paesaggi della nazione di riferimento.
Sull’Euro cosa c’è ? Sui tagli più alti e soprattutto sulle banconote (da quella grigia da 5 a quella viola da 500 euro) compare una dimensione solo virtuale: architetture presunte, edifici anonimi, linee di un ordine estetico immaginato ma completamente estraneo alla realtà.
Eppure perché per i cittadini europei è disdicevole e volgare rammentare sulla propria moneta Dante e Shakespeare e Cervantes; e Bach, Mozart e Chopin; e Michelangelo e Rembrandt; perché dimenticarsi della Tour Eiffel o della Porta di Brandeburgo ? L’elenco di personaggi, vicende, monumenti sarebbe chilometrico e riproporrebbe in fondo sempre la medesima domanda: per quale motivo vergognarsi di sé, del vissuto migliore dei propri Paesi, che pure è patrimonio ineliminabile di una comunità di destino ?
Dove sta quindi l’identità europea se la scelta iniziale è stata quella di cancellare il deposito di conoscenza e cultura, di arte e di scienza, che dell’Europa ha sempre fatto nei secoli la guida del mondo ? Se non si capisce “da dove si viene” non si riesce a comprendere “dove si va”. La moneta è anche un simbolo, un biglietto da visita, una forma di espressione di chi si è, soprattutto quando si tende a “mettersi insieme”. Dov’è allora lo “spirito europeo”? Le difficoltà della valuta segnalano in sostanza un grave “deficit” di identità. Sarà una ragione solo di bandiera, ma come si fa ad imparare ad “amare l’Europa”, a sentirsene protagonisti e partecipi, se tutto passa da una moneta senza faccia e quindi senz’anima ?


euro
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