Della Valle riapre le ostilità contro Geronzi. Colpa anche del Milleproroghe

Lunedì, 28 febbraio 2011 - 15:00:00

Diego della valle
Diego Della Valle
Che la tregua sancita da una debole stretta di mano durante il cda della Generali sarebbe durata poco si era capito già il giorno dopo, giovedì scorso, quando l'Espresso ha pubblicato l'intervista al veleno di Diego Della Valle che sparava di nuovo a zero sul presidente del Leone, Cesare Geronzi.  Certo, come si sono affrettati a spiegare da Trieste, quell'intervista era stata fatta prima della riunione riappacificatrice del board, ma Mr Tod'S si era comuque ben guardado dal raddrizzare il tiro. Affaritaliani.it aveva infatti provato a contattare l'imprenditore marchigiano per un commento post-tregua, ma la risposta era stata un semplice diniego. E infatti la pace armata non ha retto neppure un week end e già domenica sera sono ripartiti i missili. Dalle Marche dritti dritti a Tieste.

L'occasione (o il pretesto) sono state le parole pronunciate da Geronzi a margine del Forex, sabato scorso: "Tra i soci c'è grandissima armonia, non serve un chiarimento", "le critiche degli analisti? Sono giovani...", "sono molto soddisfatto del cda di mercoledi". Non solo: il banchiere di Marino ha anche espresso  stima per "l'imprenditore Della Valle" definendo "cruciale" la dialettica purché "senza personalismi".

Gianni Letta
Gianni Letta
Immediata la risposta al veleno di Della Valle che con una nota ufficiale ha definito quelle dichiarazioni "fatte in modo inopportuno, senza nessun senso logico e che rimettono sotto i riflettori mediatici ancora una volta le Generali". "Nonostante" il presidente "continui a dare alla questione una visione personalistica, per quanto mi riguarda i rapporti tra me e lui non sono la questione centrale, è centrale invece il rispetto che si deve avere della governance delle Generali, del suo consiglio e dei suoi amministratori, nell'ambito delle deleghe che ognuno di loro ha, cosa che invece anche Geronzi ha disatteso clamorosamente prendendo posizione su argomenti che non gli competono", ha scritto ancora l'imprenditore. Aggiungendo che è "offensivo prima di tutto nei confronti dei consiglieri che vi hanno partecipato il voler far pensare a tutti i costi che nell'ultimo consiglio ci sia stato un clima disteso e sereno: non è affatto vero". Come "non è vero il suo voler far pensare che lui ricopre un ruolo centrale nella governance delle Generali".

Cesare Geronzi
Cesare Geronzi
Una vera e propria riapertura delle ostilità secondo alcuni scatenata non dalle parole di Geronzi, ma da un'altra cosa accaduta nel fine settimana, ovvero l'approvazione del Milleproroghe. A Della Valle e Montezemolo non sarebbe infatti andato giù quell'articolo che fa terminare il divieto di acquisto di quotidiani da parte di chi detiene delle tv il 31 marzo prossimo.

Una norma dirompente che rischia di cambiare il panorama della comunicazione, nonostante nel decreto si mantenga la possibilità per il Presidente del Consiglio di emanare un decreto concertandolo con il ministro dell'Economia, per prorogare ulteriormente il termine (il Pd aveva chiesto al 2016).

Diego Della Valle non attacca solo Geronzi, ma torna a sparare a zero anche contro la comunicazione del banchiere di Marino. Secondo Mr Tod'S le dichiarazioni del presidente delle Generali al Forex e l'intervista al Finacial Times "con tutte le implicazioni che ha portato, non permettono di procrastinare oltre le decisioni che vanno prese in termini di comunicazione e non solo, decisioni che mettano fine a questo operato". Una nuova bordata dopo quella a L'infedele contro il portavoce di Geronzi, Luigi Vianello.
Norma contro la quale l'esercito della Valle-Montezemolo avrebbe schierato addirittura Cesare Romiti (che in un'intervista su Sky si è augurato che Mediaset non scenda in campo per la carta stampata... evidentemente sono dimenticati i tempi in cui il manager Fiat accusa LcdM di vendersi gli appuntamenti)  prontamente contro-attaccato, sul Giornale, dall'artiglieria nemica con Alessandro Sallusti.

Come andrà a finire la guerra è difficile prevederlo se anche dalle parti di Montecitorio si guarda con attenzione a ogni minimo segnale proveniente da uno dei due schieramenti. L'interpretazione che però sembra più accreditata è che la debolezza di Gianni Letta (direttamente proporzionale a quella di Berlusconi), e dunque di Geronzi, sta dando forza ad altre fazioni di potere che fanno fuoco di sbarramento in tutti i salotti per avere campo libero soprattutto da una parte (Via Rizzoli?). In tutto questo, Giulio Tremonti (mai stato intimo di Letta) gioca da solo e, soprattutto, in silenzio.

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