I paradossi della manovra

Martedì, 6 settembre 2011 - 18:38:00

Di Giuseppe Morello

È incredibile come la bagarre intorno al debito pubblico e alla manovra stia producendo comportamenti e dichiarazioni deliranti.
 
Innanzitutto la manovra del governo, che a breve potrebbe esserci richiesta dal Moma di New York per la sezione situazionista, mentre epigoni di Pinter vorrebbero usarla per rilanciare il teatro dell’assurdo. Ogni giorno una novità, ogni giorno una trovata, con una spensieratezza che fa pensare che a scriverla siano dei malati di alzheimer (oggi rispuntano l’aumento dell’Iva, il ritocco all’età pensionabile delle donne e la supertassa per i ricchi).
 
Altrettanto spassosa la protesta dei sindacati che hanno lanciato la prima edizione dello “sciopero generale a prescindere”. La finanziaria sembra scritta sull’acqua e cambia di giorno in giorno, ma i sindacati hanno deciso lo stesso di manifestare “contro la manovra” prima ancora che questa si solidifichi in qualcosa di sensato, che è come protestare contro le estrazioni del Lotto. 
 
Ma il bello del vaniloquio sui conti pubblici è che è senza confini. Accade dunque che anche il governo spagnolo si metta dire scemenze sparate a vanvera e senza il minimo pudore, bacchettando l’Italia manco fossero inglesi. Il ministro dei Trasporti di Madrid, Josè Blanco, infatti si è svegliato stamattina e si è detto “molto inquieto” perché l’Italia “si comporta male” e non raggiunge i suoi obiettivi di bilancio, mettendo così a rischio anche gli altri.
 
Roba da matti: manifestata da Berlino questa preoccupazione sarebbe giustificata, ma sentirsi strigliare col ditino alzato da Madrid è solo comico. Non solo perché la Spagna è conciata peggio di noi ed ha un’economia che è la metà della nostra e una disoccupazione doppia, ma soprattutto perché proprio mentre Blanco diceva le sue sciocchezze, il leader del maggior sindacato spagnolo ha raccontato come solo tre settimane fa in un incontro con le parti sociali Zapatero abbia detto che il paese era prossimo al default e alla richiesta di salvataggio come la Grecia. E oggi fanno la predica a noi?
 
Quando si parla di conti pubblici l’impressione è che molti si siano bevuti il cervello. E dire che non fa più così caldo.

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