Eurodebito, la crisi sta per esplodere. Preatoni ha ragione: meglio l'inflazione

Giovedì, 5 maggio 2011 - 18:07:00

" L'ipotesi Preatoni ovvero una diluizione del valore reale del debito statale mediante un incremento della base monetaria pilotato dalla BCE? Per come è formulata è grosso modo un mezzo suicidio macro basato sull’idea che l'Eurotower possa riuscire in via indiretta a risolvere (almeno parzialmente) ciò che i politici non sono in grado nemmeno di affrontare a visto aperto. Tuttavia merita di essere presa in considerazione nelle sue linee generali non come prescrizione, bensì come previsione". Ecco perché. Continua su Affari il dibattito sulle soluzioni da adottare per abbattere il debito pubblico italiano, dibattito scatenato dalla proposta del finanziere Ernesto Preatoni. La lettera arrivata in redazione è di Silvano Fait e di Leonardo Baggiani, coautori del sito www.ideashaveconsequences.org e collaboratori del blog di Oscar Giannino www.chicago-blog.it.

 

Gentile Direttore,

sulla base dei dati forniti dal Ministero del Tesoro aggiornati al 31 marzo 2011 ho rielaborato la

IL DIBATTITO SUL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

 

Ernesto Preatoni ad Affaritaliani.it: "Per ridurre il debito c'è una sola soluzione: alzare l'inflazione al 10%"

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IL DOCUMENTO DI ERNESTO PREATONI

"In mezzo a molteplici opinioni, mi picco di capire come andrà a finire. Su Affaritaliani.it mi piacerebbe lasciare un segno inequivocabile che quel che succederà è stato previsto. La mia non è voglia di apparire. Chi mi conosce lo sa, non ho questo gusto. La mia mania cercare di sapere come finiscono le cose, perché mi occupo di investimenti, è il mio mestiere."

LEGGI IL DOCUMENTO INTEGRALE:IL TESTO - LE TABELLE

Forum/ Alzare l'inflazione al 10% per ridurre il debito pubblico. Sei d'accordo con Preatoni? Di' la tua

composizione del debito pubblico italiano con riguardo alle scadenze dei titoli in essere suddivise per tipologia e durata. Lo scopo è quello di fornire ulteriori elementi di giudizio per valutare quella che ormai potrebbe essere chiamata dal suo giornale “Ipotesi Preatoni”, ovvero una diluizione del valore reale del debito statale mediante un incremento della base monetaria “pilotato” dalla Banca Centrale Europea.

La proposta viene presentata come un atto di pragmatismo tecnocratico: pragmatico, in quanto il sostegno all’inflazione non poggia su motivazioni ideologiche, e tecnocratico, in quanto si inquadra nella filosofia di chi ritiene l’economia un qualcosa di (almeno relativamente) pianificabile dall’alto.

Il punto di partenza è la constatazione dell’infattibilità politica di qualsiasi programma riformista orientato alla crescita poiché ciò implica il danneggiamento a breve di tanti interessi particolari: la classe politica in sostanza è paralizzata dai propri costituencies, ovvero dai tanti bacini elettorali di riferimento – piccoli o grandi che siano. Allo stato attuale ciò è indubbiamente evidente e sotto gli occhi di tutti: basti pensare che nemmeno riforme a costo zero e difficilmente etichettabili come “ideologiche”, quali ad esempio l’abolizione delle corporazioni e la trasformazione degli ordini professionali in semplici associazioni, vengono seriamente considerate né dal governo né dalle opposizioni. Inoltre quando l’intervento pubblico nella sfera economica è particolarmente invasivo, sia sotto il profilo della spesa che sotto il profilo delle regolamentazioni, il numero di decisioni necessarie da prendere per consolidare le finanze statali diventa ancora più elevato: purtroppo anche i beneficiari degli sprechi votano e spesso quanto più inefficienti sono, tanto più aggressivi e disponibili a fomentare la protesta sociale diventano. 

Difficile dar torto al Maffeo Pantaleoni quando sosteneva che:
“Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse. L'abilità consiste nel ridurre le spese, dando nondimeno servizi efficienti, corrispondenti all'importo delle tasse; fissare le tasse in modo che non ostacolino la produzione e il commercio o per lo meno che lo danneggino il meno possibile”.

Purtroppo di tale abilità non v’è traccia, né in Italia né in buona parte dei paesi dell’Unione Europea messi attualmente sotto pressione dai mercati. Inoltre le imposte non sono incrementabili se non a patto di stramazzare definitivamente l’economia e nemmeno è possibile attendersi molto dal recupero dell’evasione. Con buona pace della retorica a buon mercato e delle stime proiettate dall’Agenzia dell’Entrate ad uso dei media e della politica i margini di manovra sono risibili: il fenomeno è ancora rilevante, ma molto meno rispetto a venti o trent’anni fa. In diverse aree dell’economia sommersa i controlli e i relativi contenziosi sono più costosi del gettito recuperabile, molte transazioni non avrebbero semplicemente luogo qualora venisse applicata la normativa fiscale “alla lettera” e gli attori di dimensioni medio grandi finiscono per “votare con i piedi” delocalizzando e spostandosi ove più conviene. Da qui deriva la proposta di Preatoni di utilizzare la riduzione del potere d’acquisto della moneta come spada per rompere l’intreccio dei problemi che da tempo immemore ci affliggono, diventati ormai un insolubile nodo gordiano. In pratica si tratta di far digerire in maniera surrettizia i costi di una “ristrutturazione dall’alto” utilizzando la più antica delle imposte occulte: l’inflazione.

Tralasciando considerazioni di ordine generale sulle conseguenze di una politica monetaria quantomeno “lasca” e di come questa possa costituire la premessa per una futura ripartenza, piuttosto che di una deriva allegramente sudamericana, ciò che desidero portare all’attenzione è l’infattibilità tecnica della proposta per i motivi di seguito elencato.

- Se è vero che la vita media del debito pubblico domestico è superiore a sette anni, in realtà ben il 50% delle scadenze è concentrato nell’arco di 36 mesi. Ovvero la vita residua mediana è nettamente inferiore alla vita residua media semplicemente perché un numero relativamente limitato (circa il 31%) di emissioni a tasso fisso ha una scadenza molto lunga compresa tra il 2019 e il 2041.

- Al debito in scadenza va aggiunto quello a tasso variabile e indicizzato: questo riduce ulteriormente lo stock di titoli “inflazionabili” ad una percentuale ancora più bassa, che si riduce ulteriormente se consideriamo le nuove emissioni necessarie a finanziare il disavanzo di bilancio.

- Infine, lo stock di titoli a lungo termine con durata pari o superiore a 10 anni è remunerato mediamente al 4,5% e questo comprime ulteriormente il potenziale di “annacquamento” ipotizzato da Preatoni: un inflazione del 10% al 31.12.2011 comporterebbe quindi una riduzione reale soltanto del 3,52%, che si riduce al 2,86% nel 2012 e così via fino a divenire insignificante. Tali percentuali inoltre andrebbero ulteriormente ridotte di anno in ragione delle nuove emissioni che via via si renderebbero necessarie a finanziare il deficit.

preatoni tabella 1

In un periodo di tempo estremamente rapido, di gran lunga inferiore a quello ipotizzato da Preatoni e difficilmente superiore a 24 mesi il Tesoro si ritroverebbe con una struttura del debito estremamente compressa a breve termine già adeguata al nuovo scenario inflativo. I dati della tabella allegata non comprendono inoltre il debito delle amministrazioni locali e soprattutto le emissioni raccolte sui mercati internazionali (per un totale di circa 300 miliardi di euro). Questi ultimi in particolare  ben difficilmente si presterebbero ad assecondare una “eutanasia del rentier”: i costi di una protratta espansione monetaria finirebbero per ripercuotersi sulle spalle dell’economia domestica e sulla relativa fiscalità, senza spostare di molto il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo (anzi rischiando di peggiorarlo, come ci mostra l’esperienza degli anni ’70 – ’80).

In assenza di riforme strutturali ed in presenza quindi di un mercato dei fattori particolarmente rigido l’Italia vedrebbe inoltre i propri costi di produzione lievitare più rapidamente di quelli dei rispettivi partner europei con conseguenti perdite di competitività. Per come è formulata la “Ipotesi Preatoni” è grosso modo un mezzo suicidio macroeconomico basato sull’idea che la Banca Centrale Europea possa riuscire in via indiretta a risolvere (almeno parzialmente) ciò che i politici non sono in grado nemmeno di affrontare a visto aperto. Tuttavia merita di essere presa in considerazione nelle sue linee generali non come prescrizione, bensì come previsione per due ordini di ragioni:

- la BCE sta già ampiamente inflazionando la base monetaria, lo ha già fatto ed ha in bilancio 500 miliardi di euro di emittenti che in assenza del suo intervento sarebbero già falliti da tempo (PIGS, obbligazioni bancarie, cartolarizzazioni, etc.);
- tra l’ortodossia monetaria e lo sgretolamento del progetto politico connesso con la creazione dell’Euro è assai più probabile che a capitolare sia la prima anziché la seconda. Tuttavia il contrasto tra paesi fiscalmente virtuosi e paesi fiscalmente indisciplinati diventerebbe particolarmente stridente ed i primi potrebbero cedere solo a fronte di un mezzo commissariamento delle politiche economiche dei secondi.

Partendo da questi presupposti uno scenario possibile caratterizzato da un tentativo di pilotare l’inflazione diventa coerente con una maggiore centralizzazione delle politiche fiscali europee, un’espansione del ruolo dell’EFSF (che finirebbe per diventare una sorta di contenitore di almeno parte del debito dell’Unione) e l’implementazione di misure di c.d. di “repressione finanziaria”. Queste ultime servono fondamentalmente a limitare e precludere agli investitori l’opzione “exit”: spostare i propri risparmi su asset o valute estere relativamente più sicure.

Dubito fortemente che il risultato finale sia quello di avere un’area economica a basso indebitamento pubblico, politicamente stabile e attraente per gli investimenti (il tipo di ambiente che giustamente Preatoni predilige per le sue iniziative), anzi credo che vi siano delle chance che il risultato finale possa essere una sorta di Comecon “light” con centro a Bruxelles piuttosto lontano dalle idee degli originari fondatori della Comunità Economica Europea. Tuttavia, e a mio giudizio purtroppo, questo scenario ha dei margini di plausibilità: nella misura in cui lo scopo di Preatoni è prevedere piuttosto che prescrivere, la sua ipotesi è tutt’altro che priva di fondamenta.

Cordialità,


Dott. Silvano Fait

IHC Analisi Economiche Indipendenti
Coautore del sito
www.ideashaveconsequences.org
e collaboratore del blog di Oscar Giannino www.chicago-blog.it

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