Debito/ Tutto il cucuzzaro
Di Fulco Ruffo di Calabria
Caro direttore,
come cittadino mi sento orgoglioso di essere vicino alle istituzioni finanziare internazionali, nell’assistere ad un florilegio di ipotesi, indiscrezioni, uscite pubbliche e smentite sul nostro debito che sembra ispirato più dalle regole del vecchio gioco delle “cucuzze” che da qualsiasi logica plausibile.
Tutta questa sceneggiata però è pericolosissima e porterà al nulla, a meno che non siano sviluppate due scomode riflessioni di base.
Primo.
Non abbiamo capito ancora che il cratere finanziario in cui si trova il nostro paese è figlio non tanto delle ruberie della kasta, ma soprattutto di decenni di andazzo in cui da un lato la classe politica allargava i cordoni di una borsa apparentemente infinita, e dall’altro chiunque poteva ci infilava dentro le mani fregandosene delle possibili conseguenze.
Mi spiego meglio con degli esempi.
Per quanto riguarda il sistema pensionistico, ci sono tantissime persone che beneficiano di una pensione superiore a quanto hanno versato. Costoro, indipendentemente dal fatto che questo sia avvenuto rispettando le leggi, contribuiscono al disavanzo dell’INPS. Non è una questione etica: è semplice matematica. Il criterio di erogare una pensione su base contributiva e non retributiva, è di assai recente introduzione.
Le riforme del sistema scolastico e universitario che hanno portato ad aumentare il numero degli insegnanti rispetto agli scolari ed agli studenti, hanno aumentato il costo globale dell’istruzione. Oggi, ci sono meno bambini nelle scuole rispetto agli anni ’70 (qualcuno si ricorda i doppi turni?), ma gli insegnanti sono ben di più, precari o no.
Oggi per avere l’autorizzazione per costruire un palazzo o un impianto industriale, bisogna lavorare anni in un confronto continuo con i singoli enti locali coinvolti negli iter procedimentali. Una procedura di Valutazione di Impatto Ambientale può costare centinaia di migliaia di euro, indipendentemente dal fatto che poi le cose si facciano. Vent’anni fa, le procedure erano gestite dai comuni o dal Ministero competente, ed il coinvolgimento degli altri enti era decisamente sommario.
Potrei proseguire, ma mi fermo per decenza.
Ci sono poi tutta una serie di comportamenti tollerati per decenni, che vanno dall’allegria nel concedere i punti di invalidità in caso di infortunio, gli assegni di accompagnamento, le pensioni di invalidità, gli assegni di disoccupazione, i contributi agricoli, che sconfinano già nell’illecito ma che per motivi di connivenza tra politica e popolo sono stati considerati diciamo così “ai margini” del sistema e tollerabili.
Tutto il denaro che paga quanto sopra contribuisce al deficit, e vale la stragrande maggioranza del medesimo. Le ruberie della kasta, ed i suoi privilegi sono una goccia nel mare, un foruncolo sul sedere di un grosso ed asmatico elefante.
Intervenire sul deficit nel nostro paese, vuol dire quindi andare a smontare un sistema di piccoli privilegi distribuiti sapientemente a pioggia su un grandissimo numero di persone. Combattere la pur scandalosa evasione fiscale dei non-lavoratori-dipendenti e le marachelle dei rappresentanti pubblici non sarà mai sufficiente: ci sono troppe persone che gravano sulle spalle degli altri anzichè portar pesi.
Secondo.
Le riforme non sono mai state il viatico per aver successo in politica. Chi fa le riforme, normalmente prende decisioni che vanno a turbare equilibri e poteri radicati, e quindi viene cacciato fuori alla prima occasione.
Mettersi a cercare una riforma che possa essere condivisa dal maggior numero di parti in causa, non è quindi assolutamente garanzia del fatto che possa dare buoni risultati od essere equa. Tutt’altro. Presumibilmente il risultato finale sarà un pastiche orribile tra la necessità di dover prendere i soldi dove ci sono sicuramente (è uno dei più antichi ed inossidabili principi della fiscalità), ed il tentativo di equilibrarsi tra lobbies e poteri radicati all’interno di un parlamento saldamente in mano a professionisti (Avvocati, Medici, etc.) o politici comunque lontani dalla realtà quotidiana.
I signori che si scontrano a Roma o ad Arcore, hanno ben chiaro una cosa sola: cercare di rimanere al proprio posto il più a lungo possibile, e quindi stanno semplicemente cercando di ottenere un risultato spendibile sui mercati eviterando di fare una riforma vera.
Se dobbiamo ridurre il debito, dovremmo invece seriamente cercare di capire come fare a riportare sotto controllo i milioni di cittadini che in questo momento prendono soldi dalle tasche dei loro vicini di casa, sia che siano baby pensionati (19 anni, 6 mesi ed un giorno di lavoro al lordo di aspettative, maternità, etc.), impiegati in uffici che riciclano procedure potenzialmente eseguibili con sistemi elettronici, professori universitari che hanno corsi con 5 allievi in università disperse negli appennini, medici consenzienti nel valutare l’invalidità dei loro assistiti, sindacati ipertrofici con un potere di rappresentanza molto virtuale ed autoreferenziale.
La kasta oggi altro non è che la diretta emanazione di questi comportamenti distorti, e a poco vale il nobile richiamo della Chiesa ad una nuova etica in politica, se prima non viene rivolto a coloro che vivono in simbiosi con tali rappresentanti.
Attendo con fiducia che si batta un colpo...
Saluti



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