Ddl Lavoro/ Ichino ad Affaritaliani.it: "Inevitabile epilogo"
![]() Pietro Ichino |
"Epilogo inevitabile". Così Pietro Ichino, senatore del Pd e giuslavorista, commenta con Affaritaliani.it la decisione del presidente della Repubblica di rinviare alle Camere il ddl Lavoro. "Nel corso del dibattito parlamentare abbiamo ripetutamente denunciato i numerosi profili di grave inopportunità e incostituzionalità della norma sull'arbitrato - spiega il professore -. E abbiamo anche presentato un emendamento che poteva fare di questo strumento la voce del contratto collettivo. Ma è sempre stato respinto con una chiusura ermetica". Fortuna che, grazie alle parti sociali e al modo astruso e complicato in cui è stata scritta, questa norma non si tradurrà in uno scardinamento dell'articolo 18, conclude il giuslavorista...
L'INTERVISTA
Il presidente Napolitano ha rinviato alle Camere il ddl del governo sul lavoro esprimendo forti dubbi in particolare sull'arbitrato. E' d'accordo?
"E' l'inevitabile epilogo. Nel corso del dibattito parlamentare abbiamo ripetutamente denunciato i numerosi profili di grave inopportunità, e anche incostituzionalità di questa norma. E abbiamo anche denunciato la chiusura ermetica, e arrogante, della maggioranza alle nostre proposte di emendamento. Ora la maggioranza ascolti con maggiore attenzione l’opposizione".
In Italia ci sono ogni anno oltre 400mila nuovi procedimenti in materia giuslavoristica o previdenziale. I tribunali sono intasati e per i tre gradi di giudizio ci vogliono in media 7 anni. Una norma come quella dell'arbitrato non aiuterebbe a evitare queste lungaggini devastanti sia per i lavoratori sia per i datori di lavoro?
"Avrebbe dovuto farlo. E proprio a questo tendeva l'emendamento che ho presentato insieme con Tiziano Treu al Senato più volte, in Commissione e in Aula, e che è sempre stato respinto con una chiusura ermetica da parte del governo. Questo emendamento tendeva proprio a un rilancio in grande stile dell'arbitrato. Prevedevamo infatti che in tutti i casi in cui un diritto è disciplinato da un contratto collettivo, lo stesso contratto può assoggettare ad arbitrato le controversie in proposito. Dunque, l'arbitrato poteva diventare la voce del contratto collettivo. Se fosse stato accolto questo nostro emendamento oltre metà del contenzioso giudiziale avrebbe potuto essere eliminato e devoluto agli arbitri. Il 43% delle cause sono in materia di retribuzione e il 18% di inquadramento professionale, che sono appunto materie disciplinate dal contratto collettivo".
Invece?
"Invece hanno preteso di estendere l'arbitrato nella direzione sbagliata, consentendo anche al contratto individuale che al lavoratore venga imposta la clausola arbitrale sin dall'inizio del rapporto su tutti i diritti, compresi quelli nascenti dalla legge. E questo è concettualmente sbagliato".
Si può dire, come sostiene Tiziano Treu, che siamo davanti a uno scardinamento dell'articolo 18?
"Non c'è lo scardinamento dell'articolo 18 soltanto perché la norma prevede questa possibilità solo fuori dell'area coperta dai contratti collettivi, e abbiamo visto che le parti sociali hanno già detto che interverranno a delimitare e escludere i licenziamenti dalla materia. E poi perché è una norma scritta talmente male e così complicata, astrusa e piena di errori tecnici che non verrà di fatto utilizzata. Poi adesso speriamo che il rinvio al Parlamento da parte del presidente Napolitano serva almeno a riscriverla in modo decente".



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