Web, il Dada è tratto
Di Luca Spoldi
Sarà che "il nuovo che avanza" prima o poi sfonda anche le remore più forti, sarà che la ripresa economica tutto sommato pare tenere, sarà che anche in Italia è tempo di rimescolare le carte nel settore editoriale, con i media tradizionali alle prese con una progressiva disaffezione di lettori e spettatori sempre più attratti dai new media, specie quando possono essere fruiti su dispositivi mobili o all'interno di social network come Facebook. Sta di fatto che anche in Italia stanno in queste ultime settimane aumentando il numero di progetti editoriali online, con nomi come Luca Sofri, Paolo Modron o Lucia Annunziata già scesi in pista o prossimi a farlo.
Ad approfittare di questa nuova "fioritura" di idee e progetti sembra poter essere Dada, che tra un paio di settimane saprà se, come sembra probabile, Rcs MediaGroup le ridarà la libertà e se a riacquistare il ruolo di controllo saranno il presidente e fondatore Paolo Barberis e i suoi top manager o se ci sarà qualche altro soggetto (un fondo di private equity o un altro gruppo editoriale) pronto a prendere il posto di Via Solferino, con cui il matrimonio non si può dire non abbia funzionato ma che forse non ha saputo sfruttare sino in fondo gli atout della società fiorentina.
Sia come sia, i nuovi progetti in cantiere sembrano destinati a far emergere finalmente un quadro più aderente alla realtà italiana, che non è sempre e solo deprimente come da più parti la si descrive specialmente quanto si parla di innovazione. In Italia non mancano esempi "innovativi" consolidatisi con gli anni, come lo stesso Affaritaliani ormai decano del comparto avendo già festeggiato i 14 anni dalla nascita, avvenuta nel marzo del 1996. Esistono anche specialisti, da Paolo Ainio, "papà" di Virgilio prima e poi imprenditore e investitore con Banzai in nuovi progetti web, a Gialuigi Viganò, azionista e amministratore delegato di Dmail (che attraverso Dmedia controlla Netweek, il primo circuito di media locali del nord Italia), che con SWG ha acquisito lo scorso febbraio una quota di minoranza nello stesso Affaritaliani.
Esistono storie di successo, da quelle già affermatesi come Dada o Buongiorno, a nuove stelle emergenti come la napoletana Ciaopeple, in grado di sfruttare al meglio le tecnologie e le piattaforme di networking per raggiungere in poco tempo volumi di traffico molto elevati, con ottimi tassi di conversione dal semplice curioso all'utente fidelizzato (e tra questi dai semplici utenti di servizi "free" a coloro che sono disposti a pagare per contenuti o servizi "premium").
Esistono insomma tutti gli ingredienti per far sì che il web inizi a parlare davvero anche in italiano, sia nel settore dell'informazione sia più in generale dell'infotainment, quel mix di informazione e intrattenimento che è la chiave per raggiungere i grandi numeri che popolano "pianeti" come Facebook, che con oltre 500 milioni di utenti registrati copre ormai il 50% circa della popolazione web mondiale. Dopo tanti anni in cui l'aggettivo "nuovo" veniva speso fin troppo facilmente senza alcuna concreta ricaduta, la sensazione è di essere alla vigilia di un definitivo cambio di paradigma.



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