Crisi/ L'Ungheria dice no al piano di austerity

Lunedì, 7 giugno 2010 - 11:43:00

L'Ungheria dovra' tagliare quest'anno la spesa pubblica dell'1-1,5% del Pil per raggiungere gli obiettivi di bilancio fissati con l'Ue e il Fmi. Lo rivela il ministro dell'Economia, Gyorgy Matolcsy, secondo il quale il paese dovra' anche riprendere a crescere.

Matolcsy ribadisce che il governo intende mantenere fermo l'obiettivo fissato di un deficit al 3,8% del Pil nel 2010 e fa mea culpa per le rivelazioni di venerdi', che hanno fatto temere per un default, innescando una spirale ribassista sui mercati. "Restiamo fermi al 3,8% per quest'anno - dice il ministro alla Cnbc - L'abbiamo concordato con Fmi e Ue ed e' un impegno del nostro governo, per cui lo rispetteremo senza alcun dubbio".

"Da una parte, non c'e' bisogno - aggiunge - di un piano di austerita', dall'altra non potremo avviare un pacchetto di stimoli, per cui taglieremo le spese e aumenteremo le entrate". Matolcsy ribadisce che non ci saranno tagli delle tasse e fa sapere che nel weekend il nuovo governo di centrodestra si e' riunito per discutere il programma economico, anche se resta ancora poco chiaro come verra' raggiunto l'obiettivo del 3,8%

Il governo di Budapest ha definito "esagerati" i paragoni tra la situazione ungherese e quella greca. Secondo quanto si apprende il governo ungherese sta valutando varie ipotesi, tra cui l'introduzione di una tassa straordinaria sulle banche e l'incanalamento dei fondi pensione all'interno del sistema pubblico. Lo rivela il portale online Index, citando fonti governative.

La terza ipotesi sarebbe quella di di introdurre un tetto agli interessi bancari, per favorire l'accesso al credito ai risparmiatori e alle imprese. Il governo ha preferito non commentare le indiscrezioni. Matolcsy, ha cosi' commentato le voci secondo cui i fondi pensioni privati verrebbero riportati nell'alveo del sistema pubblico: "Sul mercato ci sono molte proposte. Ma non abbiamo discusso, ne' deciso niente del genere. Il sistema previdenziale non fa parte della nostra agenda".

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