Crisi/ La ricetta di Draghi: fiducia e riforme per uscirne più forti
E ricorre piu' volte alla parola fiducia, che va ricostruita "non con artifici, ma con la paziente, faticosa comprensione dell'accaduto e dei possibili scenari futuri; con l'azione conseguente". Il tutto allo scopo di ricreare posti di lavoro, restituire vigore alle imprese, riparare i mercati finanziari e, alla fine appunto, "meritare la fiducia dei cittadini". La ricetta del governatore e', a un tempo, semplice e complessa.
![]() Giulio Tremonti e Mario Draghi |
Si tratta di fare le "riforme strutturali: non solo per dire ai mercati che il disavanzo e' sotto controllo, ma perche' queste riforme costituiscono la piattaforma della crescita futura". Al primo posto Draghi pone la "riforma organica e rigorosa" degli ammortizzatori sociali per limitare il rischio piu' grande che corre l'Italia, vale a dire il crollo dei consumi da parte delle famiglie.
Molto si dovra' fare anche sul piano dei conti pubblici con un deficit che si attestera' oltre il 4,5% quest'anno, per poi superare il 5% nel 2010, e una spesa primaria corrente che nel 2009 salira' di ben 3 punti. Senza parlare del debito pubblico, il cui riassorbimento non potra' avvenire se non puntando a "conseguire una piu' alta crescita nel medio periodo". Da qui la necessita' di agire su due fronti: "Assicurare il riequilibrio prospettico dei conti pubblici, attuare quelle riforme che, da lungo tempo attese, consentano al nostro sistema produttivo di essere parte attiva della ripresa economica mondiale".
Draghi propone anche di aumentare gradualmente l’età pensionabile per assicurare più reddito alle famiglie e un "potenziale produttivo" maggiore per l’economia. Per il governatore della Banca d’Italia "il graduale incremento dell’età media effettiva di pensionamento assicurerà l’erogazione di pensioni di importo medio unitario adeguato. Un più alto tasso di attività nella fascia da 55 a 65 anni innalzerà sia il reddito disponibile delle famiglie sia il potenziale produttivo dell’economia".
Anche se la crisi ha radici mondiali, spiega insomma il numero uno di Bankitalia, ogni Paese la affronta "con le sue forze, le sue debolezze, la sua storia". E negli ultimi venti anni "la nostra e' stata una storia di produttivita' stagnante, bassi investimenti, bassi salari, bassi consumi, tasse alte". Draghi vuol far capire che dobbiamo "essere capaci di levare la testa dalle angustie di oggi per vedere piu' lontano. Una risposta incisiva all'emergenza e' possibile solo se accompagnata da comportamenti e riforme che rialzino la crescita dal basso sentiero degli ultimi decenni".
Un ruolo decisivo dovra' essere naturalmente giocato anche dalle banche che, per fortuna, "non hanno eredita' pesanti nei loro bilanci" e sono chiamate a utilizzare "questo vantaggio nei confronti dei concorrenti per affrontare un presente e un futuro non facili". Draghi chiede agli istituti non di allentare la prudenza nell'erogare il credito ma di valutare "il merito di credito dei loro clienti con lungimiranza", prendendo esempio dai banchieri che finanziarono la ricostruzione e la crescita negli anni Cinquanta e Sessanta".
Le imprese, da parte loro, dovranno "continuare l'opera di razionalizzazione iniziata da pochi anni", proteggendo le professionalita' accumulate dai lavoratori, che torneranno preziose in un futuro speriamo non lontano".
Ma resta l'allarme per i lavoratori. Quelli in cassa integrazione e coloro che cercano un'occupazione, oggi pari all'8,5% della forza lavoro, potrebbero salire oltre il 10% spiega ancora Draghi, che sottolinea come "gli interventi governativi a supporto delle famiglie meno abbienti e gli incentivi all'acquisto di beni durevoli stanno fornendo un temporaneo ausilio".
La Banca d’Italia stima che "1,6 milioni di lavoratori dipendenti e parasubordinati non abbiano diritto ad alcun sostegno in caso di licenziamento. Tra i lavoratori a tempo pieno del settore privato - ha aggiunto Draghi - oltre 800mila, l’8% dei potenziali beneficiari, hanno diritto a un’indennità inferiore a 500 euro al mese. La prima preoccupazione della politica economica - ha sottolineato il governatore - attiene al rischio di un ulteriore deterioramento del mercato del lavoro. La crisi ha reso più evidenti manchevolezze di lunga data del nostro sistema di protezione sociale: esso rimane frammentato. Lavoratori altrimenti identici ricevono trattamenti diversi solo perchè operano in un’impresa artigiana invece che in una più grande".



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