Istituzioni europee/ UE, la crisi deve portare
in dote un Tesoro unico

Venerdì, 12 giugno 2009 - 12:02:00

Di Gianfranco Aurisicchio - www.formazionepolitica.org

L’ampiezza e gravità di questa crisi economica, che è stata prima crisi finanziaria, ha innescato un dibattito in Europa sull’opportunità, o meglio la necessità, di coordinare strettamente le politiche economiche attraverso una più forte integrazione politica e la creazione di un Tesoro Unico Europeo, almeno per i paesi dell’eurozona.

Gli effetti di tale recessione sono stati drammatici, poiché la crisi del credito ha colpito il cuore del sistema finanziario, dove perdite tra i mille e i duemila miliardi di dollari sul mercato statunitense dei subprime hanno eroso le riserve delle banche, riducendo più che proporzionalmente la capacità massima di credito rispetto alle perdite delle riserve (a seconda della leva implicita nel coefficiente di riserva). Nel complesso, la crisi ha ridotto l'attuale capacità di credito di circa 20 mila miliardi di dollari. Le azioni intraprese dai vari governi europei, che all’inizio della crisi, quando ancora sembrava che il sistema finanziario potesse farcela da solo (quasi fosse un leggero malessere da libero mercato), si erano distinti per avocare soluzioni differenti da paese a paese, da sistema a sistema, quasi che i sistemi finanziari nazionali non fossero in realtà parte di un unico sistema globale, de facto quando la crisi ha toccato il culmine e sembrava che tutto il sistema finanziario crollasse hanno agito sostanzialmente nello stesso modo.

Tutti i governi europei hanno approvato politiche e interventi molto simili, dalle misure per riattivare l’economia reale (i cosiddetti stimoli), ai piani di emergenza per salvare il sistema bancario dal collasso. Il panico scatenato dalla crisi economica ha preso il sopravvento su ogni altra considerazione di policy: chi era riluttante ad aumentare la spesa pubblica per risollevare la crescita economica (come Angela Merkel), ha invece finito per imbarcarsi in vasti piani di spesa. E coloro che anche contro la propria opinione pubblica si mostravano contrari a salvare le banche sull’orlo del fallimento (come la Bank of England, sede del liberalismo economico più radicale) hanno dovuto poi invece intervenire con piani di nazionalizzazione delle banche in crisi.

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