Province, taglio o no Crotone morirà lo stesso
Di Rosanna Guerrini
Ci sono voluti tantissimi anni per farla, basta (o basterebbe) una seduta di Consiglio dei ministri per cancellarla. Quattro legislature appena, l’ultima delle quali non ha spento neppure la candelina del primo anno di mandato ed ecco che la provincia di Crotone, come fosse l’isola Ferndinandea, si inabissa. Sin qui la notizia, prima diffusa, poi confermata e infine smentita. Provincia intesa come istituzione amministrativa e provincia per indicare una porzione di territorio regionale, le due cose sono destinate a sparire insieme, semmai si decidesse di sopprimerle, cosa che presto o tardi comunque avverrà.
Quando si comincia a tagliare la parte incancrenita di un corpo (i costi della politica e dell’apparato burocratico) non è detto che l’infezione si arresti e che quanto rimane (i trasferimenti degli enti di competenza territoriale) sia al riparo da mutilazioni. Ma la decisione di sopprimere la provincia di Crotone insieme ad altre dieci, per trovare i soldi necessari a salvare la Grecia ed a fronteggiare una speculazione mondiale sull’euro (perché di questo si tratta) era null’altro che un pensiero ad alta voce di un Governo (di non eletti a parte uno) che oramai sembra indossare abitualmente ed esclusivamente, la livrea del regime.
Più verosimilmente, forse l’annuncio di soppressione è stato una specie di esercitazione, di quelle che fanno gli appassionati di disastri e catastrofi naturali in attesa che terremoti, inondazioni e cataclismi arrivino davvero. Certo, la sua giovane vita l’ente intermedio crotonese l’ha vissuta intensamente, conoscendo precocemente gli onori della cronaca, affrontando la sua adolescenza amministrativa fra alti e bassi, tra tanti colpi di testa e pochissimi di genio, tamponando comunque una delle tante falle sul fronte dell’occupazione che si erano create, e che numerose esistono ancora, dopo la grande desertificazione industriale. Pare che l’abbia scampata Crotone e che per sopprimerle le province ci sia tempo. Ma il mare, minaccioso e profondo in cui affondare, rimane esattamente dove era; un mare di menzogne, di ignoranza, di imbrogli, di ruberie, di spreco, di sporco revisionismo storico e di inadeguatezza della classe politica che, tra destra, centro e sinistra, si è alternata al timone dell’Italia.
La sinistra ha costruito la strada del disastro, la destra la sta percorrendo; in attesa che arrivi il peggio, forse sarebbe meglio cominciare a fare delle esercitazioni collettive, ad imparare tutto quanto si deve per tentare di sopravvivere in aree depresse come la nostra. Con l’istituzione dell’obbligo scolastico l’Italia e ancora di più il Mezzogiorno, si sono scrollati di dosso la fame oltre che l’ignoranza, ma oggi ci ritroviamo a essere più ignoranti di prima, perché le materie da apprendere sono cambiate. Ci ritroviamo a giocare a mosca cieca mentre il gioco in corso è un altro; citiamo i poeti e celebriamo i santi, mentre dettano vangelo le agenzie di rating e si venera il dio denaro. Finanza ed economia, risparmiatori e conti in ordine; UE e mercati finanziari, borsa e debito pubblico; parole che appartengono a una società moderna, ma che sembrano tirate fuori da un compendio di patologia umana, che fanno paura, che incutono vero terrore, che rievocano terribili malattie.
Se anche stavolta l’abbiamo scampata bella e se la provincia di Crotone non sparirà dalla geografia e dall’economia, non è detto che riuscirà ad arrestare il suo declino. Gli altri effetti della manovra governativa appesantiranno ancora di più il bilancio di un territorio oramai aggrappato esclusivamente al terziario. Il comparto produttivo non esiste davvero più e il settore del commercio è attaccato alla canna del gas di una bombola oramai vuota. Cresceranno di sicuro i prezzi da oggi in poi, ma gli stipendi del terziario, cioè di quel comparto che nel bene e nel male alimenta l’economia del territorio, rimarranno fermi per tre anni. E se provassimo con uno scudo fiscale alla calabrese ? Il Governo lo ha fatto, non è andato ad annusare se i capitali nascosti all’estero puzzassero o meno di droga o di sangue, ne ha incoraggiato e protetto il rimpatrio per accrescere la liquidità delle casse statali; per fronteggiare la crisi insomma. Gli esperti dicono che le mafie calabresi abbiano un patrimonio economico che vale decine di volte il bilancio annuale di uno stato grande quanto la Germania.
Se proponessimo a quelle di portare liquidità in Calabria, forse sarebbe un modo serio e sensato di far ripartire la regione e di fermarne l’inesorabile declino. Si realizzerebbe qualcosa di finalmente pulito con quanto proviene dalla sporcizia. Non desti scandalo l’idea, uno perché su scala nazionale la cosa è stata comunque realizzata; secondo perché, per esempio, nessuno onora abbastanza i morti per mafia, a cominciare da Falcone e Borsellino, se poi tira di coca alimentando per questo i traffici che quegli eroi hanno combattuto. Di ipocrisie e menzogne ne abbiamo le tasche piene. Gli immigrati sono sicuramente una risorsa in quanto esseri umani, ma non bisogna correlare questa cosa alla disaffezione che hanno gli italiani per certi lavori. Alla fonderia “ThyssenKrupp” di Torino erano italiani i sette operai morti bruciati. Le badanti dell’Est ci sono perché in famiglia gli anziani sono diventati un terribile peso, sono d’impiccio alla frenetica vita di relazione della famiglia stessa, divenuta sempre più presa dagli impegni, non solo lavorativi. Gli immigrati sono risorsa per chi gli fa raccogliere pomodori e mandarini per un euro al giorno; per chi gli affitta la cuccia del cane o uno scantinato al costo di una stanza al grand’hotel. Agli italiani non basta un euro al giorno per vivere, sapendo che cinquanta centesimi li devono pagare di tasse che non possono evadere e che quei soldi gli sono trattenuti alla fonte. Gli immigrati sono risorsa infine per chi non ha altre risorse che la gestione di quel comunque drammatico indotto creato dai biblici flussi migratori di questi anni. C’è una porzione del territorio provinciale che vive oramai solo di questo.
Ma i rintocchi di quella campana che suonava non erano per dieci piccole province italiane, o almeno non per tutte loro. La campana suona per Crotone e da parecchio tempo, però le orecchie ed i sensi dei crotonesi, come di tutti gli italiani, si ridesteranno a settembre. Adesso avverranno due cose importanti che distoglieranno i brutti pensieri dalla mente: una è che l’Italia vincerà i mondiali del Sudafrica. L’altra cosa è meno planetaria della prima, ma è forse più importante: “Amici” riprende il suo tour estivo e pare che, per confortare presso il capezzale la moribonda città di Crotone, giungerà sino a qui nientemeno che Maria De Filippi e scusate se è poco…



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