Crisi, c'è chi dice no
Di Giuseppe Morello
Che sia in corso una crisi economica importante e piuttosto difficile da sbrogliare è di tutta evidenza, ed è inutile negare la realtà. Ma qui dobbiamo capire se siamo una società che anziché dedicarsi alla lamentazione ha voglia di guardare al futuro cercando di vedere nelle pieghe di questa crisi le opportunità e persino i segnali contradditori, avendo voglia di agire con la speranza che domani andrà meglio.
Dice Lao Tzu: “Invece di maledire il buio è meglio accendere la candela”, e invece quando persone come Epifani continuano a ripetere che è tutto buio viene da pensare a quale aiuto ci arrivi da chi fa come le prefiche, le donne che un tempo piangevano a pagamento ai funerali.
Tanto per cominciare questa fase si accompagna a segnali contraddittori. È vero che il settore manifatturiero è in alcuni casi in difficoltà ma non siamo al tracollo, anzi in alcuni casi i segnali sono positivi (vedi ricerca Unicredit su Affari). Inoltre crescono le attività on line (vedi su Affari i dati sulla crescita di Yoox Group), cresce il consumo di prodotti alimentari bio, cresce la grande distribuzione, mentre le case automobilistiche stanno provvedendo ad alzare la qualità ambientale delle loro produzioni.
Insomma, la crisi è come una febbre, aiuta a disintossicarsi e permette di orientare diversamente consumi e produzioni, taglia via i rami secchi e stimola la ricerca di nuove soluzioni e nuovi prodotti. Chi invece pensa di dare un contributo paventando il peggio ragiona come Woody Allen quando diceva: “Prima di salutarvi vorrei tanto lasciarvi un messaggio positivo, ma non ce l’ho. Vanno bene lo stesso due messaggi negativi?”.



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