Crisi/ Azioni, è arrivato il momento di comprare: il sondaggio il Sole 24 Ore Radiocor
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Più esattamente ha opinioni analoghe a quelle del finanziere americano Warren Buffett quasi il 68% del panel. Nonostante ciò l'opinione prevalente è che l'economia sta attraversando momenti ancora molto difficili. Tanto che oltre il 38% del campione ritiene che si realizzerà il rischio di ricaduta in recessione.
Per questo il 32% ritiene che la Banca centrale europea debba cambiare strada e tornare a tagliare i tassi d'interesse e ben il 63,9% è convinto dell'opportunità di lasciarli invariati. Soltanto poco più del 4% concorda sulla linea seguita finora, cioè con l'aumento dei tassi per neutralizzare il rischio inflazione. La stragrande maggioranza, infine, ritiene utili e necessari gli eurobond (l'87,8%).
Al sondaggio hanno risposto personaggi di spicco: dall'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni a Romano Prodi, dall'amministratore delegato dell'Enel Fulvio Conti a Marco Tronchetti Provera, dal professor Guido Rossi all'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Corrado Passera. Ma anche il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, John Elkann, l'amministratore delegato di UniCredit Federico Ghizzoni, Carlo De Benedetti, Rodolfo De Benedetti, il presidente delle Generali Gabriele Galateri, il presidente di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini, il banchiere Gerardo Braggiotti.
Andamento dell'economia. Sul rischio di ricaduta in recessione, Gian Maria Gros-Pietro, professore all'Università Luiss-Guido Carli di Roma, non ha dubbi: "Tecnicamente no", anche se ha aggiunto "che i segnali ci sono tutti: speriamo vada a finire diversamente". La verità, secondo Romano Prodi, è che "la ripresa non è mai cominciata e, di conseguenza, non è mai finita. I segnali di recupero restano stentati e lo scenario attuale, secondo gli ultimi dati, si prolungherà a lungo. Forse è ancora peggio della recessione". Ancora più pessimista Andrea Soro, numero uno in Italia di Royal Bank of Scotland. Per lui "esiste un rischio di recessione sia nell'Unione europea che negli Stati Uniti, con l'Europa che vede permanere i rischi di contagio sulle economie più forti (Francia), e rischi significativi su alcuni Paesi periferici (Grecia), che non hanno fatto nulla di quanto promesso".
Tassi di interesse. La Bce deve lasciarli invariati. Poche le voci fuori dal coro. Solo il 4,1% pensa che Francoforte debba proseguire con ulteriori aumenti, mentre il 32% vorrebbe perfino che fossero diminuiti, per dare nuovo stimolo all'economia. Per Ivan Lo Bello, presidente Confindustria Sicilia e del Banco di Sicilia, tuttavia, "sono talmente bassi che una diminuzione non darebbe risultati tangibili". Lasciarli invariati appare la scelta migliore per Schroders, secondo Donatella Principe, Head of investment advisory, da una parte perché "le pressioni inflazionistiche sono già in fase di attenuazione" e dall'altra perché "la gravità della crisi del debito pubblico nell'Eurozona e il contagio a Italia e Spagna lasciano spazi di manovra ridotti sul fronte dei tassi d'interesse".
Eurobond. Possono essere utili e necessari ma non sono la panacea di tutti i mali. In proposito Gianfilippo Cuneo, in passato consulente e ora impegnato nel private equity, commenta: "Non riesco a immaginare però per quali motivi, ad esempio, la Germania dovrebbe fare un regalo all'Italia". La risposta, sia pure indiretta, è di Giampiero Cantoni, imprenditore e parlamentare del Pdl: "Se vogliamo mantenere i sogni dei nostri padri di una Europa al di sopra degli egoismi nazionali, gli Eurobond sono la strada obbligata".
Azioni e mercati. Domenico Siniscalco, presidente di Assogestioni, non fa parte del partito dei compratori: "L'impressione netta è che il peggio debba ancora venire", spiega, aggiungendo almeno una buona ragione: "Notizie poco confortanti arrivano perfino dal Far East, perché India e Cina stanno rallentando". Di opinione opposta è Mario Baldassarri (economista e parlamentare dell'Udc), secondo cui "per un cassettista è arrivato il momento di comprare".



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